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Babbi Natale un po’ speciali

Un’incursione in ospedale per portare doni e speranza ai ricoverati.
Gli auguri degli ex pazienti del centro di salute mentale.

Babbi Natale un po' speciali

Babbi Natale un po' speciali

Un gruppo di babbi Natale un po’ speciali invade l’ospedale di San Gavino, strappando un sorriso ai ricoverati di alcuni reparti. Nelle corsie ospedaliere di San Gavino si è respirato un Natale all’insegna della solidarietà e della riflessione grazie a quindici ex pazienti del centro di salute mentale dell’Asl numero 6 di Sanluri che, nella notte della vigilia, si sono recati in diversi reparti, portando un messaggio di speranza e di grande insegnamento morale. Questo è stato l’obiettivo raggiunto dal gruppo di ragazzi, oggi appartenenti alla libera comunità terapeutica, con sede a San Gavino, e che prende il nome di “A manu pigada”, un laboratorio terapeutico-riabilitativo fondato all’interno di un progetto della stessa Asl.

L’INCURSIONE I ragazzi, con i tradizionali costumi di Babbo Natale, hanno fatto visita ai ricoverati. Hanno animato per alcuni minuti i reparti del nosocomio, riscaldando il cuore non solo ai degenti che avrebbero desiderato trascorrere le feste all’interno della propria casa, ma anche a medici e infermieri di turno che hanno accolto con entusiasmo la loro iniziativa.

I REGALI I babbi Natale hanno donato ai ricoverati alcuni sacchetti di caramelle creati da loro stessi (ne hanno realizzato circa centocinquanta) e impreziositi da un simbolo natalizio, un angioletto creato a mano con la pasta. Un gesto semplice ma ricco di significato perché svolto da un gruppo di ragazzi prima emarginati e che ora, guariti, si mettono a servizio degli altri. Ragazzi che oggi, in modo volontario, tendono la mano per aiutare gli altri ad andare avanti portando, attraverso un saluto o un sorriso, un messaggio di conforto a chi è più debole. Questa è la filosofia ispiratrice di questa comunità composta da pazienti un tempo con disturbi mentali, e con un passato oscuro e solitario. «Oggi sono diventati protagonisti assoluti del riscatto, hanno dato forma e sostanza a quella che era solo una speranza», spiega lo psichiatra Alessandro Coni, «rappresentano un’importante risorsa per la comunità. Grazie alle loro numerose iniziative hanno abbattuto le barriere dell’emarginazione riuscendo a trovare un posto nel mondo. Lo stesso mondo che per un periodo della loro vita è stato inaccessibile».

Fonte: Marcella Pistis, Unione Sarda

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