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In fuga da San Gavino: abitanti sotto quota 9 mila

Fonderia in crisi e i giovani adesso emigrano

Emigranti

Emigranti

La mancanza di lavoro, ma anche la difficoltà di trovare terreni edificabili per costruire la casa a causa di diversi vincoli, spingono i giovani ad andarsene ed è così che il paese si spopola. È il dato che emerge dal movimento della popolazione degli ultimi 26 anni in cui si sono persi quasi 1400 abitanti. È come se un intero quartiere di San Gavino fosse scomparso e si fosse trasferito in massa altrove. I residenti al 31 dicembre 2011 sono 8909, 51 in meno rispetto all’anno precedente. Così dopo circa 40 anni, per il secondo anno consecutivo la popolazione rimane al di sotto dei novemila abitanti.

VINCOLI A San Gavino risulta molto difficile costruire nuove abitazioni: una buona parte delle aree del paese sono state inserite dalla Regione nel piano di assetto idrogeologico (Pai). In alcuni casi è impossibile anche effettuare semplici ristrutturazioni. Così questo vincolo si unisce il mancato adeguamento del piano del centro storico al piano paesaggistico regionale e alle restrizioni nel raggio di un chilometro attorno alla fonderia. E ora c’è il rischio che il piano regionale delle fasce fluviali blocchi lo sviluppo dell’area artigianale in chi hanno sede tante imprese.

LA FUGA Così continua l’emorragia in un paese che negli anni Trenta aveva visto in poco tempo un aumento vertiginoso della popolazione proprio grazie all’apertura della fonderia. Ma ora da più da vent’anni a questa parte il discorso si è invertito e da San Gavino continuano a partire giovani (e non), in cerca di quel lavoro che spesso resta solo un miraggio in Sardegna.

I NUMERI Gli emigrati sono stati 157 rispetto ai 146 immigrati e così negli anni precedenti, con la sola eccezione del 2005 in cui il numero degli immigrati (139) ha superato di sei unità il numero degli emigrati. Con la crisi nascono anche meno bambini: solo 55 i bebè venuti alla luce nel 2011, 9 in meno rispetto ai 64 del 2010. Niente a che vedere con il baby boom degli anni ’50, 60′ e 70 dove si viaggiava ad una media di 200 all’anno. Il calo demografico è il sintomo di una crisi sempre più nera. Per 40 anni consecutivi la popolazione era in crescita, arrivando al record di 10327 abitanti nel 1990. Poi l’inesorabile discesa, coincisa quasi con il progressivo declino della fonderia che negli anni 50′ e ’60 assicurava migliaia di buste paga ed ancora nei primi anni Ottanta aveva più di 500 dipendenti, mentre oggi i lavoratori rimasti (meno di 100) sono in cassa integrazione.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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