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Romina, medici senza colpe

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Inchiesta sulla morte della donna di Villacidro nell’ospedale di San Gavino. Chiesta l’archiviazione per anestesista e ginecologi

Romina, medici senza colpe
Romina, medici senza colpe

Un caso, una fatalità, un evento imprevedibile. La morte di Romina Vargiu non è da attribuire ai medici che hanno seguito la paziente durante il parto col taglio cesareo. I consulenti medico-legali incaricati dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia di scoprire come e perché sia morta la giovane donna di Villacidro, il 19 maggio dello scorso anno, subito dopo aver dato alla luce la sua prima figlia, Aurora, hanno escluso l’esistenza di un nesso di causalità fra la morte e la condotta dell’anestesista e dei due ginecologi. A quel punto il magistrato ha chiesto l’archiviazione del caso e il proscioglimento dall’accusa di omicidio colposo dell’anestesista dell’ospedale di San Gavino Tonio Sollai e dei ginecologi Carlo Tomasi e Alessandro Biggio.

Romina Vargiu aveva 34 anni e Aurora sarebbe stata la sua prima figlia: erano le 20,30 di giovedì 19 maggio quando, nella sala parto dell’ospedale di San Gavino, una forte emorragia aveva provocato il dramma. Edema cerebrale e scompenso cardiaco: queste le cause della morte. I medici erano riusciti a salvare solo la neonata che, dopo un breve ricovero in clinica pediatrica, era stata dimessa.

I DUBBI L’inchiesta era partita subito dopo: c’era il sospetto che Romina Vargiu fosse morta a causa dell’anestesia. Ecco perché dopo l’autopsia, alla quale hanno assistito anche i consulenti nominati dai due ginecologi – Gian Benedetto Melis, Guglielmo Benvenuti e Roberto Demontis – il professor Gabriele Finco, anestesista del policlinico di Monserrato, ha affiancato i medici legali Paribello e Frau. I ginecologi avevano deciso che il parto sarebbe avvenuto col taglio cesareo, quindi la paziente era stata anestetizzata: bisognava chiarire se qualcosa non avesse funzionato proprio in quel momento. La consulenza tecnica lo ha escluso.

IL DRAMMA Qualche giorno prima del parto Romina Vargiu era andata in ospedale a causa di alcune perdite di sangue ma non era stata ricoverata. In un primo momento i familiari avevano pensato a un distacco della placenta perché così avevano capito attraverso le parole dei medici, dopo il dramma volevano sapere che cosa fosse realmente successo. Il 19 maggio la partoriente era arrivata in ospedale di mattina: felice e sorridente, era entrata in sala travaglio alle 19,30. Un’ora dopo era tutto finito, nel peggiore dei modi. Ma non è stata colpa dei medici, si è trattato di una tragica fatalità.

Dopo mesi di indagini, concentrate soprattutto sulle consulenze tecniche, il pm Pilia ha archiviato il caso con la richiesta di proscioglimento dell’anestesista e dei due ginecologi finiti sotto indagine per omicidio colposo. Ora l’ultima parola spetta al giudice per le indagini preliminari.

Fonte: Unione Sarda

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