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San Gavino paese fantasma

Polemica tra maggioranza e opposizione sul blocco delle aree edificabili. Giovani costretti a comprare casa nei centri vicini.

San Gavino

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La crisi economica si fa sentire e la gente va via. In particolare i giovani emigrano, per cercare lavoro ma anche perché è difficile trovare terreni edificabili per costruire una casa per i tanti vincoli imposti negli ultimi anni. Così il paese si spopola: negli ultimi 26 anni San Gavino ha perso quasi 1.400 abitanti e oggi c’è chi parla di paese fantasma. L’emorragia è continua: al 31 dicembre 2011 i residenti sono 8.909, 51 in meno rispetto al 2010, e il numero degli emigrati (157) supera quello degli immigrati (146).

IL LAVORO Ciò che spinge a spostarsi è soprattutto il non-lavoro, con un paese che negli anni ’50 e ’60 aveva la sua forza nella fonderia che assicurava migliaia di stipendi. Ancora agli inizi degli anni Ottanta i dipendenti erano più di 500 mentre ora i circa 100 lavoratori rimasti sono in cassa integrazione.

IL TERRITORIO L’altro fattore che favorisce l’esodo dei giovani, anche in paesi vicini, è l’inserimento di buona parte delle aree del paese da parte della Regione nel piano di assetto idrogeologico (Pai). Un problema non ancora risolto che si trascina da sette anni e che ha portato alla crisi delle imprese edili. In alcuni casi è impossibile anche effettuare delle semplici ristrutturazioni e molti giovani che avevano acquistato un terreno edificabile non possono più costruire. A questo vincolo si aggiungono il mancato adeguamento del Piano del centro storico (ora bloccato) al Piano paesaggistico regionale e il rischio che il piano delle fasce fluviali della Regione blocchi lo sviluppo dell’area artigianale, dove si trovano tantissime imprese.

OSPEDALE E FERROVIE Per risollevarsi dalla crisi molte speranze cadono sulla costruzione del futuro ospedale, che potrebbe dare lavoro alle piccole imprese locali. Al momento però al di là dei proclami non c’è traccia di un finanziamento dell’opera. Inoltre finora la nuova ferrovia ha contribuito alla crisi di molte attività commerciali in via Roma. Eppure tante speranze, in buona parte tradite, passavano proprio per lo scalo merci, costato diversi milioni di euro e mai entrato in funzione: per ora rimane un’incompiuta.

IL PD Il Pd attacca l’attuale amministrazione: «L’ex stazione ferroviaria ricorda un vecchio villaggio abbandonato come tutta la nostra cittadina, in cui le attività commerciali aprono e chiudono rapidamente non sostenute con iniziative di animazione e incentivazione del centro storico. Ci domandiamo se stiamo diventando un paese fantasma».

LA MAGGIORANZA Ma l’attuale maggioranza respinge le accuse: «Oggi i settori produttivi cittadini e l’amministrazione comunale si adoperano per tentare di superare il difficile momento di crisi che ha cause ben note e alcune molto lontane e indipendenti dalla volontà delle amministrazioni del nostro territorio. Il paese sta cercando di reagire ed è tutt’altro che fantasma, anche se alcune anime in pena si aggirano stancamente per il paese alla ricerca della poltrona perduta».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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