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I sardi cancellano le quattro Province meteora

Dopo il voto cambia la geografia istituzionale. Via da subito le quattro Province di recente istituzione per le quali si dovrà trovare necessariamente una gestione transitoria. Il Consiglio regionale dovrà decidere in tempi rapidi la sorte dei contratti dei dipendenti delle circoscrizioni amministrative e degli Enti che il Referendum ha cancellato.

I sardi cancellano le quattro Province meteora

I sardi cancellano le quattro Province meteora

Spariscono dalla geografia istituzionale della Sardegna il Medio Campidano, il Sulcis, la Gallura e l’Ogliastra, e il Consiglio regionale dovrà decidere in fretta cosa ne sarà dei contratti in essere – che difficilmente potranno passare in toto ai Comuni o alle Unioni dei comuni – dei dipendenti, che rischiano di vedersi spalmati tra Regione, amministrazioni locali e vecchie Province, e delle società in house, per le quali il pericolo è essere messe in liquidazione se non trasferite agli enti restanti. Il tutto in attesa di una riforma regionale o nazionale che vorrebbe svuotare di competenze e di atti gestionali le Province, facendole diventare organismo di secondo livello con funzioni di coordinamento tra i Comuni.

Le Province storiche (Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari) rimarranno al proprio posto, perché il quesito referendario, seppure abbiano vinto i Sì con il 67% dei voti validi, era solo consultivo: per una vera riforma degli enti “storici” occorre una norma costituzionale con la doppia lettura in Parlamento. E proprio il Senato ha già dato il via libera, in prima lettura, alla riforma dello Statuto sardo che prevede di fissare a 60 il numero dei consiglieri regionali. Oggi i sardi, con uno dei 10 referendum, hanno chiesto che il Consiglio sia composto al massimo da 50 componenti, e i tempi potrebbero slittare. A questo si aggiunge che, se si andasse a votare anticipatamente per il Consiglio regionale, la legge elettorale attuale riporterebbe in Aula almeno 80 consiglieri.

Gli elettori hanno anche eliminato la norma che disciplina l’equiparazione degli emolumenti del singolo consigliere regionale all’80% di quelli dei componenti del Parlamento. Dovrà essere l’Aula di via Roma a dettare le nuove norme decidendo quale sarà il nuovo ‘compensò. L’Assemblea sarda, infine, che durante la discussione sulla Finanziaria 2012 ha già bocciato un emendamento sul tema, dovrà dire la propria sull’eliminazione dei Consigli di amministrazione di enti e agenzie regionali. Il referendum è consultivo e quindi non vincolante per definire i nuovi assetti degli enti strumentali.

Fonte: Unione Sarda Online

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