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Tarsu, mazzata sul paese

Lamentele dei cittadini che a giugno devono far fronte anche all’Imu. Tassa aumentata del 4 per cento. L’assessore: scelta obbligata.

Tarsu

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Amara sorpresa per le tasche dei cittadini sangavinesi. Infatti in tutti i settori si registrano aumenti del 4 per cento della Tarsu, la tassa comunale sui rifiuti solidi urbani. La decisione è stata presa dalla Giunta comunale con la delibera numero 33. Un aumento necessario, secondo l’amministrazione comunale, per far fronte alle spese per il servizio di smaltimento dei rifiuti che per il 2012 sono state individuate in 1.214.132,79 euro.

Per i cittadini questo aumento si aggiunge ai tanti pagamenti di questo periodo, come ricorda Angela Piras, collaboratrice della Federconsumatori: «È un periodo molto critico e c’è anche chi per pagare le bollette ricorre ai prestiti che diventano salassi soprattutto se c’è di mezzo una finanziaria. Il Comune dovrebbe essere più vicino ai cittadini, sentire quali sono le loro esigenze soprattutto in questo periodo di crisi».

Assai critico è il consigliere di minoranza Giorgio Olla: «Il male è stato aver sottoscritto tanti anni fa un contratto con cui si promettevano risparmi del 30 per cento con la raccolta differenziata, ma non si è mai verificato. San Gavino conferisce i rifiuti nel posto scelto anche da altri Comuni ma paga di più. Così ad esempio le tariffe di Sanluri sono più basse».
Ma a difendere le scelte dell’amministrazione ci pensa l’assessore Paolo Onnis: «Per la Tarsu c’è una tariffa che tende a recuperare il costo del servizio che deriva dall’applicazione del contratto e dalle spese per il conferimento in discarica che vengono decise dalla Regione. L’assurdo è che non c’è un riciclo vero e proprio: i rifiuti vengono sotterrati e bruciati, è una porcheria. Per non parlare poi dell’Imu: in totale si prevede un incasso di 1 milione e 100 mila euro, ma solo la metà resterà al Comune».

Intanto le tariffe più alte della Tarsu andranno a colpire soprattutto le attività economiche come bar, ristoranti e pizzerie, supermercati ed altre attività commerciali.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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