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Sul podio più alto i “Nous Autres”

Nous Autres

Nous Autres

Colazione, libri e schermo del pc. “Una liberazione. Fantastico. Bellissimo“. Tre parole scandite da Davide Boldrini, il più giovane, venticinque primavere, dei Nous Autres. La band che si aggiudica la finale del contestduepuntozero. “Ora è davvero finita“, sbotta felice il bassista che studia amministativo (“stavo preparando l’esame“, ammette) ma che non hai smesso di credere nella musica. Una giornata intensa quindi: “Meglio“, aggiunge Boldrini, “carica di emozioni e ricordi“.

Sveglia molto presto, colazione, libri e appunti di amministrativo ma con occhio vigile al Sito a seguire secondo dopo secondo l’andamento della sfida con l’altra band finalista, le Kanusie. “Con le ragazze ci siamo sentiti e abbiano scambiato un po’ di commenti, impressioni su questa avventura sonora e, infine, ci siamo fatto i complimenti“. Sportivi, insomma. “Ma certo – continua – La forza di questo progetto è anche questo“. Intanto, però, le ore passavano e “gli appunti di amministrativo lasciavano spazio, al tasto “aggiorna” del pc per capire e vedere il risultato finale“.

Alle 12 poi il verdetto finale: Nous Autres sul gradino più alto del podio. Una clip a disposizione da girare con le professionalità della squadra di Videolina, un palco e poi chissà. “Vero, è tutto vero“, certifica con tono brillante Boldrini che, intanto, ha sentito praticamente in diretta anche gli altri componenti della band: il fratello Stefano, poi Giaime Tocco (sax), Manuel Serpi (percussioni), Stefano Pau (chitarra acustica), Giuseppe Tuveri (tastiere) e Antonio Matzeu voce e chitarra. “Siamo davvero al settimo cielo“, certifica il ragazzo nato a San Gavino che studia amministrativo e che tra il passaggio dell’esame e la vittoria finale sceglie? …silenzio, risata contagiosa e poi la risposta: “Beh, ormai, questa sfida è andata“. Quindi? “Ora l’esame, anzi, no, fra un po’ c’è il palco e alcune date..” Scherzi di un ragazzo felice che con il suo gruppo vuole continuare a stupire e stupirsi. Studiare e suonare. Condividere un progetto, qualunque esso sia. La musica, o la voglia matta di trasformare una passione in un lavoro.

Forse, il progetto specialcontestunionesarda è stato anche questo. Un laboratorio di idee. Una scatola magica che da liquida si è trasformata in solida. Reale. Interattiva e immediata. Un contenitore, vivo. Un affresco di una generazione, quella digitale che ha provato a rompere il silenzio l’8 marzo scorso continuando a mettersi in discussione e alazando sempre la posta in palio. E, allora, grazie. E arrivederci.

Fonte: Nicola Pisu, Unione Sarda

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