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Case costose, i giovani emigrano

Diverse nuove famiglie hanno deciso di trasferirsi in centri vicini come Sardara. Allarme alluvione e centro storico vincolato: edilizia bloccata da 7 anni.

Comune di Sardara

Comune di Sardara

Da quasi sette anni a San Gavino è quasi impossibile costruire una nuova casa o effettuare una ristrutturazione completa. Il motivo? Colpa dei vincoli del piano di assetto idrogeologico (Pai) entrato in vigore nel 2005 e che interessa una buona parte delle aree del paese, sia quelle di espansione sia quelle del centro storico. Una situazione difficile che ha portato molti giovani ad arrendersi o a cercare soluzioni alternative in paesi vicini. È il caso di Roberta Manca che ha una bambina di un anno e mezzo: «Abitiamo a Sardara , la nostra è stata una scelta soprattutto economica perché a San Gavino gli affitti sono molti alti: si chiedono anche 400-550 euro al mese per case piccole senza posto auto e cortile, mentre a Sardara abbiamo trovato una casa arredata per 250 euro. Cerchiamo una casa da acquistare a San Gavino ma i prezzi sono folli e per meno di 120-140 mila euro non si trova niente mentre a Sardara la cifra scende a 80 mila euro».

Vive da anni a Sardara anche Nicola Zedda: «Ho avuto il solito problema – spiega il giovane che lavora in campo idraulico – cercavo una casa vecchia da ristrutturare a San Gavino ma le cifre erano esagerate oppure un terreno per costruirla, ma costava 3 volte di più rispetto a Sardara. A San Gavino rimangono troppi vincoli: dal Pai a quelli del centro storico».

Non si dà per vinta e rimane a San Gavino Liliana Cinus, 33 anni, che vive sopra la casa della madre con il marito e il figlio anche se nel 2005 aveva comprato un terreno a “Ziviriu” con il sogno di costruirsi una casa. Ma adesso su quell’appezzamento di terra costato più di 30 mila euro non si può più costruire. «L’amara scoperta – racconta Liliana Cinus – è arrivata dopo che avevamo realizzato il progetto della casa. Dopo abbiamo saputo che l’area in cui sorge il nostro terreno è diventata a rischio idrogeologico e che quindi non è più possibile costruire».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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