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«Indagate sulla morte di Romina»

Donna spirata dopo il parto in ospedale a San Gavino: la richiesta del marito al gup. Ma il pm e i difensori dei medici indagati ribadiscono la fatalità e l’imprevedibilità della patologia.

Udienza

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I consulenti medico-legali incaricati dal sostituto procuratore Giangiacomo Pilia di scoprire come e perché il 19 maggio del 2011 fosse morta Romina Vargiu, la giovane donna di Villacidro spirata subito dopo aver dato alla luce la sua prima figlia, erano stati chiari: a loro parere non c’era nesso di causalità fra la disgrazia e la condotta dell’anestesista e dei due ginecologi finiti sotto accusa per omicidio colposo.

Tesi che avevano spinto il pm a insistere per l’archiviazione del fascicolo già in fase di indagine preliminare e all’origine, ieri mattina a Cagliari, di un’identica richiesta avanzata in questo caso al giudice per le udienze preliminari, autorità davanti alla quale si è arrivati per volontà del marito della vittima, il quale si era opposto alla prima richiesta di archiviazione. In definitiva, secondo il magistrato requirente restano valide le conclusioni dei medici legali Francesco Paribello e Gabriele Finco secondo i quali la patologia che aveva ucciso la donna poteva comparire una volta ogni quattromila casi e non era affatto prevedibile. Insomma, quanto accaduto alle 20,30 di quel giorno nella sala parto – una forte emorragia che aveva provocato alla gestante un edema cerebrale e uno scompenso cardiaco – era stata una semplice quanto tragica fatalità e i medici chiamati in causa (l’anestesista dell’ospedale di San Gavino Tonio Sollai e i ginecologi Carlo Tomasi e Alessandro Biggio) non potevano intervenire in alcun modo.

Da qui la nuova richiesta di archiviazione, sostenuta dai difensori Guido Manca Bitti, Leonardo Filippi e Denise Mirasola e respinta invece dal legale Simone Franceschini, avvocato di Giovanni Schiavi, marito di Romina Vargiu, il quale ha insistito perché siano condotte ulteriori indagini. Il giudice Giampaolo Casula, ascoltate entrambe le versioni, si è riservato la decisione: nelle prossime settimane potrebbe chiedere un approfondimento e dunque disporre una nuova inchiesta, oppure archiviare definitivamente il fascicolo.

Fonte: Unione Sarda

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