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Prostituzione: assoluzione per gli imputati

Prostituzione: assoluzione per gli imputati

Prostituzione: assoluzione per gli imputati

Nove anni di inchiesta e processo, più una duplice richiesta di condanna a sette e cinque anni di reclusione, terminati con un nulla di fatto. Gli imputati chiamati a rispondere dell’induzione e dello sfruttamento della prostituzione di una consanguinea (sorella e figlia delle persone finite in Tribunale quali presunte aguzzine) hanno scacciato l’incubo giudiziario ieri mattina a Cagliari poco dopo le 10 quando i giudici della prima sezione penale hanno pronunciato una sentenza da loro attesa sin dal 2003: assolti «perché il fatto non sussiste». Formula ampia, che sottintende: la vittima mai è stata costretta a vendersi per volere dei suoi parenti più stretti. Proprio la tesi prospettata più volte, in dibattimento e in sede di conclusioni, dall’avvocato difensore Davide Piasotti, abbracciato subito dopo la lettura del dispositivo da uno degli imputati: la madre della parte lesa.

IL RACCONTO Il collegio non ha creduto al racconto della vittima, seconda la quale tutto aveva avuto inizio nel settembre del 2002 con le minacce, le botte e le violenze psicologiche che l’avevano spinta alla fuga, all’ingresso in una caserma dei carabinieri e alla denuncia che aveva portato all’arresto del fratello (oggi 47enne). Secondo la successiva ricostruzione di investigatori e inquirenti, l’uomo aveva costretto la sorella ad avere rapporti sessuali nell’abitazione sua e della madre (consapevole di tutto) con decine di persone approfittando del suo precario stato di salute mentale. I clienti pagavano centinaia di euro e per la donna, nel caso rifiutasse la prestazione, erano botte (calci e pugni) e minacce di morte. Più volte lei aveva tentato di fuggire però mai aveva avuto il coraggio di denunciare il fratello nonostante in alcuni giorni fossero ben evidenti i lividi e le escoriazioni sul volto e sul corpo.

ASSOLUZIONE Ma la realtà emersa dal racconto della difesa e dalla sentenza di ieri è ben diversa e parla di una persona introversa, timida, affetta da una certa sofferenza mentale e che in passato per anni aveva anche vissuto lontano dalla sua famiglia, con la quale i rapporti non erano quali ci si può attendere in condizioni normali. Così la tesi dell’accusa è crollata all’esito del dibattimento e, inevitabilmente, è arrivata l’assoluzione.

Fonte: Unione Sarda

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