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«Ritroveremo la dignità»

Per 75 lavoratori della fabbrica i cancelli riapriranno nel 2013. Oggi in fonderia la messa di Natale con il vescovo.

La fonderia di San Gavino Monreale

La fonderia di San Gavino Monreale

Dopo tre anni e mezzo di cassa integrazione, dal prossimo anno i cancelli della fonderia si riapriranno. E sarà questa volta un Natale di speranza per la riapertura dello stabilimento di proprietà della Portovesme Srl che fa capo alla multinazionale svizzera della Glencore. Ritorneranno al lavoro 75 dipendenti a cui si aggiungono circa 50 lavoratori delle ditte esterne. È un’iniezione di fiducia anche per l’intero comparto dell’industria del Medio Campidano che sta affrontando anche altre difficili vertenze.

L’ATTESA «Lavoro in fonderia», spiega Pierpaolo Zanda, «da 32 anni. Sono sposato con due figli entrambi disoccupati. Siamo rimasti per oltre tre anni in cassa integrazione e ora ritroviamo la nostra dignità rientrando a lavoro. L’azienda ha creduto nella professionalità e nella realtà di San Gavino. Ora speriamo in nuove assunzioni per dare un ricambio generazionale alla fabbrica».

I SINDACATI In questi anni hanno svolto un ruolo fondamentale i sindacati, come ricorda Gigi Marchionni, segretario territoriale della Fiom Cgil: «Abbiamo lavorato in quest’ottica per il riavvio della produzione. Le ore di cassa integrazione stanno diminuendo in maniera drastica. Adesso abbiamo l’esigenza di un confronto continuo. La riapertura di questa industria è un segnale di speranza per questo territorio in cui ci sono tante professionalità. È importante che le infrastrutture vengano migliorate». Sulla stessa linea Edoardo Bizzarro, segretario provinciale della Cisl: «Questa della fonderia è una boccata di ossigeno e una speranza per altre realtà imprenditoriali come la Keller. L’industria va rafforzata e difesa nel nostro territorio. Ben venga il settore agricolo, ma non siamo per una monocultura».

IL PENSIONATO La fonderia, che quest’anno ha compiuto 80 anni, ha cambiato il volto di San Gavino. In questo gigante industriale hanno lavorato intere generazione come ricorda Tore Angei, ora pensionato: «Ho lavorato in fonderia 35 anni fino al 2003, ed ora c’è ancora mio fratello. Mio nonno Salvatore Caboni ha iniziato a costruire le fondamenta dello stabilimento. Poi ci ha lavorato mio padre fino al 1975, mentre io sono stato assunto 4 anni prima. Per me la fonderia ha rappresentato il benessere per il paese e ha creato un notevole indotto a tantissime attività commerciali. L’amministratore delegato Carlo Lolliri ha tenuto fede ai suoi impegni, ricordando che, con lui, la fonderia sarebbe rimasta sempre aperta. Questa industria va difesa e valorizzata». Ed oggi alle 15 il vescovo della diocesi di Ales-Terralba Giovanni Dettori, celebrerà la messa di Natale in fonderia.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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