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«Al lavoro il 15 febbraio»

Il responsabile della fonderia: pronti a riaprire. Le reazioni degli operai che si preparano a tornare in fabbrica.

Fonderia di San Gavino Monreale

Fonderia di San Gavino Monreale

Adesso è ufficiale: la fonderia riaprirà i cancelli il 15 febbraio 2013. Lo ha annunciato al termine della tradizionale messa di Natale nella storica fabbrica aperta nel 1932 Carlo Lolliri, amministratore delegato della Portovesme Srl cui fa capo lo stabilimento sangavinese di proprietà della multinazionale svizzera della Glencore. Per i dipendenti è stato un Natale di ottimismo e di speranza e ora tutto è pronto per la ripartenza, come ricorda l’ingegnere Danilo Longu, responsabile della fabbrica di San Gavino: «L’impianto Kivcet di Portovesme è stato riammodernato e ripartirà il 5 febbraio. Non appena ci sarà il piombo prodotto dal nuovo impianto sarà trasportato alla fonderia. Ogni anno la produzione annuale di piombo è di circa 65-70mila tonnellate. A San Gavino avviene il recupero dei metalli preziosi come l’argento e l’oro».

PROSPETTIVE Insomma si allontana l’incubo della cassa integrazione per i 75 dipendenti dello stabilimento, cui si aggiungono circa 50 delle ditte esterne: «Da gennaio – aggiunge Danilo Longu – questo provvedimento sarà ridotto fino alla ripresa delle operazioni di riavvio della produzione. Inoltre l’impianto lavora nel rispetto della salute dei lavoratori e dell’ambiente: per salvaguardarlo ci saranno anche nuovi aspiratori e punti di captazione».

REAZIONI La fonderia darà un contributo a far ripartire l’economia locale e del territorio, come ricorda Alessio Frau, 33 anni, di San Gavino: «Sono stato l’ultimo ad essere assunto nel 2009. La riapertura è un segnale importante anche perché nel Medio Campidano c’è una grave crisi del settore industriale. La speranza è che ora ci siano altre assunzioni e non va dimenticato che la fonderia crea un piccolo indotto anche per i materiali che vengono acquistati sul posto. Per me questa fabbrica ha anche un valore affettivo: mio padre Gianfranco ha lavorato qui per 40 anni. Ho pensato tante volte di partire per cercare lavoro e capisco le sofferenze di tanti giovani costretti ad emigrare». Spera in nuove assunzioni anche Pierpaolo Zanda, dipendente da 32 anni: «Sono importanti per dare un ricambio alla fabbrica».

E tra i pensionati sono sempre vivi i ricordi degli anni in fabbrica e delle battaglie sindacali: «Sono stato assunto in fonderia – spiega Gigi Matta, 82 anni di San Gavino – a 16 anni e mezzo il 16 ottobre 1946. Mio padre era morto in fabbrica per un incidente sul lavoro ho iniziato giovanissimo nel reparto meccanico. Nel 1949 ho vissuto la vicenda dello sciopero che coinvolgeva la miniera di Montevecchio e altre aziende minerarie sarde. Sono andato in pensione il 31 dicembre 1981».

I SINDACATI «Le infrastrutture – spiega Gigi Marchionni, segretario territoriale della Fiom Cgil – vanno migliorate». Sulla stessa linea Edoardo Bizzarro, segretario provinciale della Cisl: «L’agricoltura non basta. L’industria va difesa e vanno create le opportunità per chi vuole investire nel territorio». Insomma questo gigante industriale rimane il simbolo dell’industria in un territorio martoriato dalla crisi economica.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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