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In corteo per chiedere la pace

Hanno sfilato cinquemila persone tra politici, volontari, sindacalisti e religiosi. Alla tradizionale marcia anche una delegazione del Giappone.

In corteo per chiedere la pace

In corteo per chiedere la pace

Cinquemila persone arrivate da tutta la Sardegna hanno partecipato a San Gavino Monreale alla ventiseiesima marcia della pace, tradizionale evento di fine anno organizzato dalla diocesi di Ales-Terralba e dal Centro di servizio per il volontariato “Sardegna solidale”.

NO ALLA GUERRA Tutti insieme per ribadire un secco no a tutte le guerre del mondo e per coltivare la pace. E ad aprire il corteo quest’anno c’era anche una delegazione della diocesi giapponese di Nagasaki, che ha portato la testa di una statua della Madonna ritrovata nella chiesa di Urakami ridotta a un cumulo di macerie nel bombardamento atomico del 9 agosto 1945. Per un raggio di 1500 metri tutto venne incenerito: venne rinvenuta solo questa “testa” della Madonna. Così il messaggio internazionale di pace dal Giappone arriva a San Gavino.

IL CORTEO Sono passate le 15.30 e il lungo e colorato corteo si muove dal parcheggio dell’ospedale e percorre il cuore del paese: da via Roma a via Villacidro fino alla conclusione in piazza Marconi. La marcia della pace, aperta dalla banda musicale di San Gavino, diventa gioiosa testimonianza. Ci sono tutti: bambini, giovani, adulti, anziani, sacerdoti, suore, sindaci, consiglieri regionali, provinciali, parlamentari e sindacalisti che hanno camminato uniti sotto l’arcobaleno della pace.

I VOLONTARI Nel corteo ci sono tanti sangavinesi delle oltre 40 associazioni locali. «La pace e la solidarietà – spiega Mario Garau dell’Euro 2001 – sono due elementi caratteristici della nostra associazione. A San Gavino stanno sparendo le buste paga e c’è bisogno di solidarietà concreta per creare lavoro: mi appello ai politici perché difendano l’equità sociale». Tanti sono i conflitti aperti, come ricorda Renato Copparoni, vicepresidente della società Italpiombo-Santa Teresa ed ex portiere di Cagliari e Torino: «Ci sono nel mondo tanti focolai di guerre che non servono a niente». Partecipa dalla prima edizione il pensionato sangavinese Gigi Matta, 82 anni: «Abbiamo bisogno nel nostro territorio di lavoro: la situazione è drammatica per i giovani che sono senza avvenire». Nel corteo ci sono gli oratori e i tanti volontari delle tre parrocchie sangavinesi: «La pace è la lanterna che ci permette – spiega don Giorgio Lisci, parroco a Santa Teresa – di guardare al futuro». La parrocchia di Santa Chiara la mattina ha ospitato il volto della Madonna di Nakasaki esposto a conclusione della marcia in piazza Marconi.

LA CHIESA Purtroppo continua la corsa agli armamenti: «La spesa per le armi – spiega il sindaco di San Gavino Gianni Cruccu – è aumentata. Siamo qui per dire no alla violenza». Il volto sofferente della Madonna giapponese diventa un simbolo di pace: «È stata portata – spiega il rettore della cattedrale di Nagasaki Peter Sakae Hojima – a Chernobyl, a Guernica dal Papa, all’Onu a New York ed oggi è per la prima volta in Sardegna a intercedere per un mondo di pace».

Emozionato è don Angelo Pittau, presidente del comitato promotore della marcia: «In estate ho pensato di dare alla nostra marcia una dimensione mondiale per le vittime di tutte le guerre e dei campi di sterminio che si uniscono in questa statua. Nel mondo ci sono ancora 400 guerre». Per l’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio la Sardegna può diventare un laboratorio di pace e lavoro. Ci crede Giampiero Farru, presidente di Sardegna solidale: «Possiamo provarci. Oggi ci sono i volontari che rappresentano duemila associazioni dell’Isola». E chiede un’azione politica per eliminare le condizioni di disuguaglianza e creare lavoro l’associazione “Carta di Zuri”, ricordando che il disagio sociale in Sardegna coinvolge 400 mila pensionati e 130 mila lavoratori destinatari complessivamente di tutte le forme di ammortizzatori sociali.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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