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C’è un carnevale da salvare

La proposta: sfilata revival a costo zero per la festa. Gruppi in fuga, tagli ai fondi: la crisi penalizza lo spettacolo.

Carri del Carnevale Sangavinese

Carri del Carnevale Sangavinese

Tornare alle origini e ridare valore ai gruppi per rilanciare il carnevale sangavinese giunto alla 29esima edizione. Sono questi alcuni dei suggerimenti dei maestri della cartapesta e di alcune associazioni per dare nuovo vigore ad una manifestazione che quest’anno vedrà la partecipazione di pochissimi carri allegorici locali. Lo evidenzia Carlo Matzeu, uno dei maestri storici: «Il carnevale non deve essere solo un’operazione commerciale. Le ex casermette sono state assegnate sia ai gruppi che lavorano sia a quelli che non svolgono attività. Ci sono tre locali non utilizzati che potrebbero servire ai gruppi più volenterosi. A me non interessa la sfilata del 10 febbraio ma non si può dire soltanto poche settimane prima della manifestazione di voler salvare la tradizione. Un bando non serve a niente: ci vuole un’associazione o un gruppo che prenda in mano il carnevale».

PRO LOCO Proposte concrete arrivano anche dal presidente della Pro Loco, Antonio Garau: «Quest’anno, anche senza carri, si potrebbe caratterizzare il carnevale facendo un revival dei costumi. Se ogni gruppo facesse appello ai vecchi iscritti per sfilare con i costumi storici, sarebbe ugualmente un gran carnevale, originale e a costi minimi. Bisogna costituire una consulta con le associazioni e i privati, capace di progettere l’evento con un congruo anticipo e di impegnarsi a reperire le risorse per realizzarlo».

IL CARRO Intanto in paese non si parla d’altro e anche per Luca Angei, presidente dell’associazione “Anno Zero”, che ha realizzato per anni carri allegorici, bisogna ripartire: «Il carnevale è un bene di tutto il paese e deve essere vissuto con spirito di allegria e non gli uni contro gli altri. Oggi si pensa troppo al business e non più al divertimento. Questa festa deve essere soprattutto per i bambini. Quest’anno ci presenteremo con un gruppo a piedi».

I TAGLI Walter Piras, un altro dei maestri storici della cartapesta, ha le idee chiare per salvare il carnevale: «Ora i carri non hanno più iscritti ed è stato ridotto il budget a disposizione dei gruppi. Al posto di cinque carri se ne potrebbero fare due di un certo livello: solo lavorando insieme si può tenere alta la considerazione del carnevale di San Gavino. Tre anni fa ho protocollato al Comune un progetto in cui alcuni artisti come Carlo Matzeu, Maurizio Nonnis, Enrico Garau ed Enrico Garau si sarebbero divisi tra i gruppi di ragazzi e avrebbero insegnato a costruire un carro, lavorando la cartapesta e realizzando i movimenti. In questo modo si sarebbe creato un ricambio generazionale, ma mi è stato risposto dal Comune che non c’erano i soldi. Oppure si potrebbe creare un circuito chiuso con le gradinate, gli spalti e la musica diffusa. La gente pagherebbe per vedere uno spettacolo ordinato con le coreografie magari collaborando con le scuole di ballo».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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