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«La porcilaia inquinò i terreni della zona»

Porcilaia

Porcilaia

Sei capi di imputazione per Alessandro Mamusa, 47 anni, titolare di una porcilaia nelle campagne fra San Gavino e Villacidro. Dovrà rispondere di inquinamento del corso d’acqua Gora Simpari, affluente del rio Flumini Malu; deposito di un ingente quantitativo di materiali speciali e pericolosi, in particolare 20 mila metri cubi di rifiuti liquidi provenienti da un allevamento suino, ma anche di aver interrato batterie al piombo esauste, filtri d’olio, carcasse di animali; aver creato discariche senza autorizzazione; modifiche al percorso naturale dei fiumiciattoli e la stessa portata; alterazione dei luoghi con lavorazioni meccaniche per occultare e sotterrare i rifiuti; mancato rispetto delle ordinanze di ripristino dei luoghi, allagamento dei terreni, con particolare danno alle foraggiere di Salvatore Piras, distruggendone l’intero raccolto. Naturalmente tutte accuse da provare davanti al giudice del tribunale di Sanluri.

A mettere in motto la macchina della giustizia sono stati 8 proprietari di aziende agro-pastorali e di terreni agricoli: Salvatore Piras, Giovanni Ennas, Pietro Farci, Antonio Marongiu, Giovanni e Stefania Lampis, Carletto Ennas, Sisinnio Muscas. Dopo le indagini preliminari condotte dal pm Daniele Caria, l’imputato, difeso dall’avvocato Ignazia Licheni, è stato rinviato a giudizio. E nei giorni la vicenda è arrivata nelle aule del tribunale. Siamo a San Gavino nel 2009.

Gli uomini della polizia municipale preoccupati dalla presunta contaminazione delle falde d’acqua presenti nella zona attorno all’allevamento di 14.700 capi di suini di Mamusa, effettuano un sopralluogo in località Cannamenda. Segnalano carcasse di animali in stato di decomposizione, rifiuti speciali e scarichi non autorizzati di liquami di origine zootecnica. Una situazione che sarebbe stata accertata poi dal nucleo operativo ecologica (Noe) dei carabinieri, dell’Arpas e della Asl di Sanluri. Parte la denuncia alla Procura della Repubblica. Il processo è stato aggiornato all’8 marzo.

Fonte: Santinba Ravì, Unione Sarda

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