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mercoledì, Aprile 1 2020

Ore 8, riapre la fonderia

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Fine di un incubo, centoventi lavoratori oltrepassano i cancelli. I dipendenti: una speranza per tutto il territorio.

Fonderia di San Gavino Monreale
Fonderia di San Gavino Monreale

Non c’è il più il suono della sirena, ma dalle 8 di ieri i cancelli della fonderia sono di nuovo riaperti. Sono ritornati al lavoro i circa 70 dipendenti dello stabilimento di proprietà della Portovesme Srl cui si aggiungono gli oltre 50 lavoratori delle ditte esterne.

I DIPENDENTI Le nubi lasciano spazio ai raggi di sole e piano piano i dipendenti del gigante industriale del Medio Campidano, che a giugno compirà 81 anni, entrano nella fabbrica simbolo di tante lotte, sacrifici, ma anche del benessere di un territorio. È felicissimo Gabriele Canargiu, impiegato sangavinese: «Ho 58 anni, lavoro in fonderia da 33 anni. La riapertura dello stabilimento ha un profondo significato soprattutto in un contesto dove molte fabbriche hanno chiuso, speriamo bene anche per la Keller. L’amministratore delegato Carlo Lolliri ha mantenuto le promesse di riavvio della fabbrica». È sempre stato fiducioso anche Gianluca Cocco, 36 anni: «Lavoro qui dall’età di 21 anni. Il rientro al lavoro è un segnale di speranza, ho sempre creduto nella riapertura della fabbrica».

PIOMBO IN ARRIVO Tutti i reparti della fonderia sono pronti a funzionare al meglio e già domani dovrebbero arrivare da Portovesme i primi carichi di piombo: dalla sua raffinazione saranno poi ricavate discrete quantità d’argento e d’oro che costituiscono il business dello stabilimento sangavinese.

NUOVE ASSUNZIONI Lavora da tempo anche Bruno Piras: «Ci sono da 34 anni, ora spero in nuove assunzioni di giovani. quando c’è lavoro si ritorna alla normalità». Sulla stessa linea Giovanni Casula, che aveva già accarezzato il sogno della pensione: «Sono nato nel 1953: dovevo andare in mobilità e poi in pensione, ma con la riforma del lavoro dovrò aspettare il 2015».

DIGNITÀ Il rientro al lavoro è la fine di un incubo: «È una grande gioia – spiega Sergio Aru – ritornare in fabbrica, avevo 20 anni quando ho iniziato in fonderia». Il lavoro restituisce dignità: «Sono monoreddito – rimarca Pierpaolo Zanda – è una sicurezza per le famiglie. Dobbiamo dire che l’azienda è venuta incontro ai lavoratori: gli impianti sono stati ristrutturati e ammodernati». Tra i dipendenti storici c’è anche Raffaele Pittau: «Lavoro dal 1981, la mia allora fu una delle ultime assunzioni».

GIOVANI E ora i dipendenti delle imprese d’appalto sperano in una futura stabilizzazione come è successo ad alcuni degli attuali dipendenti. È il caso di Paolo Sebis, 40 anni, di San Gavino: «Ho lavorato per 8 anni nelle ditte esterne. Sono stato assunto nel 2009 e lavoro negli impianti». Nello stesso anno è stato assunto definitivamente anche il sangavinese Alessio Frau, 33 anni: «Ho lavorato per anni nelle ditte esterne ed ora sono all’interno della fonderia. Il ritorno al lavoro è un segnale importante anche perché nel Medio Campidano c’è una grossa crisi del settore industriale». Insomma un segno di speranza in un territorio che ora guarda al futuro con maggiore fiducia e soprattutto con il peso di più di cento buste paga.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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