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I lavoratori Cesil ora rischiano il licenziamento

Da quasi dieci anni offrono servizi a disoccupati di tutte le età e studenti i cinque lavoratori del Cesil, il centro servizi per l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati che ha a San Gavino una delle sue sedi. Il problema è che ora a San Gavino come in altri paesi del Medio Campidano e nei centri provinciali di servizio per il lavoro ad essere a rischio sono gli stessi lavoratori per un cavillo burocratico che vede rimpallarsi le responsabilità tra province e Regione.

Comune di San Gavino Monreale

Comune di San Gavino Monreale

L’amministrazione comunale ha prorogato i contratti fino al 31 marzo. «Sono – spiega Katiuscia Liscia, uno degli operatori del Centro – circa mille utenti che vengono anche diverse volte alla settimana. L’età varia tantissimo: si va dai minori che devono svolgere un percorso formativo, ai giovani universitari, ma soprattutto nell’ultimo periodo sono tanti gli ultracinquantenni». E ogni giorno è un via vai continuo di disoccupati e inoccupati, alcuni dei quali sono disabili o hanno avuto problemi di alcol, droga o dipendenze di vario tipo.

Tutti i servizi sono gratuiti e spesso persone che hanno lavorato una vita in una stessa ditta si ritrovano a ripartire da zero: «Lavoro al centro – spiega Maria Frau di San Gavino – dal 2004. Nell’ultimo periodo si è avuto un incremento di persone adulte alla ricerca di una nuova occupazione anche dopo 30 anni di lavoro nella stessa impresa. La disoccupazione da adulti è terribile perché molte offerte di lavoro non richiedono più di 25 anni».

Lavora dal 2008 al centro anche l’informatico sangavinese Cristian Muntoni: «La situazione è paradossale. La Regione ha dato 12 milioni per i centri del lavoro, ma c’è un contenzioso con le province». A farne le spese sono gli stessi lavoratori e i disoccupati che potrebbero non avere più questi servizi gratuiti di assistenza. E sono senza stipendio dal 1 gennaio gli operatori specializzati dei centri provinciali per il lavoro di Sanluri e San Gavino come ricorda Mauro Carta: «Con me sono a casa altri 4 operatori di San Gavino e 4 di Sanluri».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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