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Don Spissu: «I funerali? Meglio a piedi»

Don Spissu: «I funerali? Meglio a piedi»

Don Spissu: «I funerali? Meglio a piedi»

Da quasi un anno i feretri dei cari estinti non vengono accompagnati in cimitero a piedi. Gli amici e i parenti del defunto sono costretti a prendere l’auto e a seguire al volante il corteo funebre aperto dalla salma e dal sacerdote di una delle tre parrocchie sangavinesi. Una decisione che, almeno all’inizio, ha spaccato il paese in due, ma che è stata assunta dai parroci perché spesso il corteo era diventato luogo di ritrovo per chiacchiere e pettegolezzi di vario tipo, per non parlare dei rischi per l’incolumità dei pedoni.

Eppure tra i religiosi c’è chi vorrebbe un ritorno alla tradizione. «A San Gavino – spiega Don Benito Spissu, 74 anni, sacerdote da oltre 50 anni – non c’era la necessità di fare i funerali in auto. Tante persone hanno protestato con me. In questo modo molti si infastidiscono e io stesso, quando ho celebrato un funerale, ho dovuto aspettare in auto prima di partire verso il cimitero e prima di procedere alla sepoltura ho aspettato un quarto d’ora perché il corteo di ricomponesse. Alla fine si impiega anche più tempo per trovare il parcheggio vicino al cimitero. È vero che c’è anche chi chiacchiera, ma a quel punto non dovrei neanche celebrare la messa. Il problema del traffico in via Trento adesso che c’è un nuovo svincolo è molto minore. Il vecchio rito rispetta le tradizioni di San Gavino: ora viene lasciata la possibilità di andare a piedi, ma in quel caso la cerimonia funebre finisce in chiesa con la benedizione, ma in questo modo si infastidisce la gente».

E in piazza le opinioni sono diverse: «Da poco – spiega Luciano Altea, pensionato – ho parlato con un uomo a cui è morta la moglie. Vicino al cimitero non c’è la possibilità per tutti di parcheggiare e può succedere che le persone care arrivino in ritardo quando ormai è stata data la benedizione e l’ultimo saluto. Va risolto il problema dei parcheggi». Le maggiori resistenze sono tra gli anziani che vorrebbero il ritorno alla vecchia tradizione senza gli sconvolgimenti dell’ultimo anno.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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