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«Imu ridotta se il locale è affittato»

Nuova proposta del sindaco Cruccu per aiutare il commercio nel centro storico

IMU

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Serrande abbassate e locali sfitti in via Roma e in altre strade. Che fare per favorire gli affitti? C’è la crisi e spesso i prezzi sono troppo alti (anche 2 mila euro mensili in via Roma), ma i pareri si dividono tra chi è d’accordo a far pagare l’Imu più alta a chi lascia uno stabile sfitto e chi invece vorrebbe abbassare questa tassa a chi riesce ad affittare il locale commerciale. Così se l’aliquota Imu è al 7,6 per mille per i locali sfitti, l’amministrazione lancia una proposta: «La nostra volontà – spiega il sindaco Gianni Cruccu – è quella di diminuire l’Imu al 4,6 per mille nel caso in cui i locali siano affittati. Ciò per favorire una locazione a prezzi più bassi e fare in modo che ci sia un’offerta maggiore di locali low cost rispetto al contesto attuale. Questa volontà è stata applicata da questa maggioranza portando in diminuzione la Tarsu per i locali delle attività artigianali».

Ma non tutti sono convinti che questa sia la soluzione al problema delle continue chiusure dei negozi: «Ribassare l’Imu non basta – spiega Isabella Lisci, titolare di una erboristeria. Bisognerebbe mettere dei massimali per l’affitto a metro quadrato in via Roma e nelle strade vicine. Gli affitti sono troppo alti e i commercianti scappano nei paesi vicini. L’amministrazione comunale dovrebbe portare avanti delle iniziative per rilanciare l’economia e non cercare di danneggiare quelle che ci sono già. Il problema della chiusura delle attività viene sottovalutato mentre tante iniziative, come la valorizzazione della vecchia ferrovia, non sono state fatte. I lavori in via Roma sono un danno economico per i commercianti».

Abbassare l’Imu non serve neanche per Antonio Contu, commerciante in pensione: «La verità è che non c’è gente che vuole aprire nuove attività. Nessuno vuole più rischiare: ci sono tantissimi cartelli affittasi o vendesi perché manca la domanda. L’attività commerciale che avevamo in via Roma si è trasferita e viene ora seguita da mio figlio: pago una tassa per un locale che oggi è improduttivo».

Scettico sulla proposta del sindaco è anche Roberto Senis, che gestisce due distributori di carburante e un negozio automatico di bibite, caffè e cappuccini: «Il problema non è ribassare l’Imu, gli amministratori dovrebbero esaminare i diversi settori produttivi ed invogliare ad ampliare le attività. Il Comune potrebbe intervenire sugli affitti e dare ai commercianti un contributo per il pagamento, magari risparmiando su altri settori. Ho un distributore automatico anche a Sanluri: eravamo intenzionati a chiudere per un problema, ma subito il sindaco si è mosso per aiutarci: a San Gavino non è mai successo. Un altro esempio che il Comune potrebbe seguire? L’associazione dei commercianti rimborsa agli aderenti il 50 per cento degli investimenti fatti nelle proprie attività».

Il rischio è di vedere la via Roma sempre più deserta come ricorda il pensionato Tonino Perra. «I giovani che vogliono mettere su un’attività a San Gavino sono tanti, ma mancano i soldi. Bisognerebbe andare incontro ai giovani imprenditori con piccoli finanziamenti a fondo perduto».

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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