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Santuingesu, e me ne vanto

Lo ammettiamo sinceramente: quando abbiamo ricevuto la lettera «Sesi propriu santuingesu» eravamo indecisi sull’eventualità di pubblicarla o meno. Una lettera lunghissima, con una richiesta (accolta) di anonimato, che parlava dei sangavinesi in toni tutt’altro che lusinghieri.

Santuingesu, e me ne vanto

Santuingesu, e me ne vanto

Non ci aspettavamo di dare vita a una serie di discussioni che hanno coinvolto praticamente tutto il paese: non c’è stata persona che, incontrandoci, non ci abbia menzionato la lettera! In tanti si sono dichiarati d’accordo, alcuni in disaccordo, altri si sono concentrati sulla firma (mancante) in fondo alla pagina, come se la validità di un concetto dipendesse da chi lo esprime, e non dal contenuto del discorso! Forse gli ultimi 20 anni politici di “culto della persona” ci hanno abituato così, ma questo è un altro discorso.

Nelle piazze e nei negozi di San Gavino, per qualche giorno, è partito il toto-autore: chi ha scritto la lettera? Abbiamo sentito fare i nomi più disparati, e anche se tra le righe ci sono alcuni passaggi che non lasciano spazio a dubbi, in tanti si sono lanciati in ipotesi stravaganti. Il paese si è improvvisamente svegliato dal torpore, almeno per un po’! In ogni caso, abbiamo deciso di pubblicare la missiva, rispettando la richiesta di privacy della nostra lettrice, per un semplice motivo: è uno sfogo, una richiesta di aiuto, che forse racchiude in sé proprio la mentalità contestata dall’autrice. Si parla, infatti, di un paese autodistruttivo in cui non si riesce a creare, insieme, qualcosa di positivo. Non vogliamo annoiarvi con una lunga risposta a questa donna, stanca del suo paese.

Non c’è bisogno di ribattere, perché la risposta ce l’avete proprio davanti ai vostri occhi: Comprendo. Questo giornale (Comprendo, ndr) è l’antitesi alla lettera che abbiamo pubblicato. Tre sangavinesi, che hanno unito le forze per creare qualcosa di nuovo, insieme.

Questi tre concittadini non si conoscevano, prima di sedersi ad un tavolo per pianificare la nascita di un giornale gratuito da regalare ai compaesani. Secondo la tesi della nostra anonima lettrice, avrebbero dovuto scannarsi a vicenda! I creatori di due pagine facebook che si contendevano i “mi piace” dei sangavinesi avrebbero dovuto farsi la guerra, non unirsi. Il titolare di una tipografia che tra i suoi servizi offre la realizzazione di siti web non avrebbe mai potuto “fare sistema” con un informatico che potenzialmente gli fa concorrenza. Un ex “azionista” della Monreale avrebbe dovuto avere non pochi screzi con uno dei nuovi tasselli di quella società sportiva.

E invece, niente di tutto questo è successo: tre persone che avrebbero dovuto, in pieno stile “santuingesu”, per citare la lettera, boicottarsi e pugnalarsi alle spalle, hanno abbandonato ogni pregiudizio e dato vita a Comprendo. A quelle tre persone si è aggiunto un direttore, di Gonnosfanadiga, il primo (e unico) ad aver sposato il progetto senza “se” e senza “ma”. Ci sarebbe piaciuto avere un direttore sangavinese, quando siamo partiti. Ma siamo certi che non avremmo potuto trovarne uno migliore, anche se “brenti piuda”! Insomma, cara lettrice: non siamo affatto d’accordo con te.

Io sono fiero di essere sangavinese, e sono orgoglioso di conoscerne di eccezionali! Non siamo tutti uguali: ci sono tantissimi sangavinesi in gamba, lontanissimi dalla tua idea di “santuingesu”. Bisogna saperli cercare e valorizzare. Parafrasando Gandhi, ti dico «sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel tuo paese». Il buon esempio, con le azioni (e non solo a parole), può essere d’ispirazione per i tuoi compaesani. Altrimenti una lettera, per quanto ben scritta, rimane un mero esercizio di stile, che al paese non fa di certo bene.

Fonte: Simone Usai, Comprendo

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