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Speciale: Zona Franca a San Gavino Monreale

“Il movimento Sardegna Zona Franca si prepara a sbarcare a Roma e Bruxelles”, è stato l’annuncio, insieme monito e auspicio. Monito al Governo perché “dia risposte serie e veloci all’Isola”, ha detto Maria Rosaria Randaccio, esperta in materia doganale. Auspicio, perché solo così la Sardegna diventerà “una piattaforma logistica al centro del Mediterraneo per la transazione di beni e servizi per l’economia reale”, ha continuato Fabrizio Fadda, tra i fondatori del movimento per la zona franca.

Zona Franca

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“LA PARTITA” – La zona franca integrale è necessaria, ha tuonato il Governatore Cappellacci. Di certo, “l’operazione” sarebbe in grado di fare dell’Isola un grande attrattore di investimenti esterni, fermo restando che la zona franca deve essere negoziata con lo Stato (e da questo con l’Unione europea). E’ per questo motivo che la sua non applicazione, è stato il ragionamento degli organizzatori della convention cagliaritana, sarà da addebitare all’inerzia della classe politica nazionale. Al contrario, una vittoria in quel senso sarà “vittoria dei sardi”.

IL GOVERNATORE“L’Agenzia delle dogane ha risposto alla comunicazione della Regione sulla zona franca della Sardegna”, ha annunciato Cappellacci durante il suo intervento alla manifestazione. “Noi saremo presenti a quel tavolo, con il contributo dei movimenti e con il sostegno di chi ha a cuore questa battaglia. Non é la battaglia di un singolo o di una fazione politica ma di tutti i sardi”.

E per questo, ha precisato il presidente “insieme ai sindaci, ai movimenti e a tutti coloro i quali condividono questa giusta rivendicazione dobbiamo esercitare la pressione necessaria ad ottenere questo giusto riconoscimento. Spesso le ragioni dei sardi vengono negate dallo Stato centrale perché siamo pochi e perché ci dividiamo. Non dividiamoci e coinvolgiamo anche coloro i quali sono scettici circa la possibilità di raggiungere questo obiettivo. Portiamo a Roma – ha concluso il presidente – una sola voce, un solo urlo: quello del popolo sardo”.

FADDA (MOVIMENTO ZONA FRANCA) – Quella di ieri è, secondo Fabrizio Fadda, responsabile in Sardegna del Movimento AntiEquitalia e fra i fondatori di quello per la zona Franca, “una tappa fondante di un percorso intrapreso da tempo”. Una battaglia che, avverte Fadda, “ci vedrà protagonisti di ulteriori iniziative nelle sedi istituzionali, non solo Comuni e Province ma anche Consiglio regionale, Parlamento italiano e sedi europee”.

L’affollata assemblea di certo ha rappresentato un nuovo punto di partenza dopo la raccolta di consensi in tutta l’Isola. “La Sardegna, da zona franca integrale, può diventare una piattaforma logistica al centro del Mediterraneo per la transazione di beni e servizi per l’economia reale”, ha sottolineato Fadda. “Il che significa mettere le basi per una importante ripresa economica e per sottrarre quote a quella che è la grossa economia che ci sfugge, cioè la finanza speculativa. Noi sogniamo di ripristinare una legalità nelle transazioni di beni e servizi che servono, per esempio, ai paesi emergenti del continente africano, come scavatori e mezzi d’opera, per avere in cambio materie prime e risorse che noi non abbiamo ma siamo bravi a lavorare, essendo la nostra un’economia di filiera”.


Extradoganale, doganale, urbana e fiscalità di vantaggio: ecco cosa sono

ZONA FRANCA EXTRADOGANALE – È territorio extradoganale quella parte di una nazione posta fuori dalla linea doganale in cui i beni in vendita non sono gravati dall’Iva e/o da altre tasse, imposte e accise. In considerazione delle imposte sui beni di consumo risulta particolarmente conveniente l’acquisto in tali zone di alcolici, tabacchi, profumi, zucchero e soprattutto carburanti. Le zone extradoganali sono accessibili generalmente attraverso posti di controllo doganali, nei quali viene verificato a campione che i viaggiatori non trasportino con sé merci eccedenti le quantità consentite e indicate in apposite tabelle (riferite in particolare ai beni di consumo di cui sopra).

DOGANALE – La zona franca doganale è caratterizzata dall’applicazione a un determinato ambito territoriale di un particolare regime di esenzione doganale, genericamente configurato come finzione giuridica di estraneità della porzione territoriale costituita in zona franca rispetto al territorio doganale dello Stato. La finzione di extraterritorialità non comporta, però, la reale esclusione dall’ordinamento doganale dello Stato del territorio franco, ma significa solo che quest’ultimo, sebbene di fatto situato entro il territorio doganale, agli effetti dell’imposizione tributaria è considerato fuori dalla linea ordinaria, per essere assoggettato a un regime speciale che sostanzialmente consente di introdurre, depositare e, manipolare, trasformare e consumare le merci estere nella zona franca in esenzione da tributi e da formalità doganali.

ZONE URBANE Le zone franche urbane (Zfu) sono aree infra-comunali di dimensione minima prestabilita dove si concentrano programmi di defiscalizzazione per la creazione di piccole e micro imprese. Obiettivo prioritario delle Zfu è favorire lo sviluppo economico e sociale di quartieri e aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale, e con potenzialità di sviluppo inespresse.

FISCALITÀ DI VANTAGGIO La fiscalità di vantaggio fa riferimento agli interventi in favore di determinati enti, zone o fasce della popolazione, che vengono effettuati tramite l’abbassamento della tassazione. La fiscalità di vantaggio quindi può andare in favore di studenti universitari, famiglie, enti religiosi, regioni in via di sviluppo, eccetera.


La storia della zona franca in Sardegna

Lo statuto speciale per la regione Sardegna approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, all’art. 12, comma 2, prevedeva l’istituzione nella Regione di punti franchi.

Secondo il Decreto Legislativo 10 marzo 1998, n. 75, in attuazione dell’articolo 12 dello statuto speciale per la regione Sardegna e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti Cee n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili.

Il D.P.C.M. 7 giugno 2001 stabilisce ulteriori disposizioni per l’operatività della zona franca doganale di Cagliari, nella delimitazione territoriale del porto di Cagliari (rif. D. Lgs 75/98).

In questa zona è autorizzata qualsiasi attività di natura industriale o commerciale o di prestazione di servizi così come previsto dalle disposizioni del codice doganale comunitario e dalle relative norme di applicazione, dalle quali restano disciplinate le operazioni di introduzione, deposito, manipolazione, esportazione e riesportazione delle merci.

Secondo la L. 296/2006 (all’art. 1, comma 340) per favorire lo sviluppo economico e sociale, anche tramite interventi di recupero urbano, di aree e quartieri degradati nelle città del Mezzogiorno, identificati quali zone franche urbane, è istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico un apposito Fondo con una dotazione di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. La legge finanziaria 2008 (L. 244/2008, commi 561, 562 e 563) ha confermato tale stanziamento e definito in maggiore dettaglio le agevolazioni fiscali e previdenziali che, in ogni caso, troveranno la loro definizione particolareggiata in un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Le aree bersaglio individuate dal CIPE nella seduta dell’8 maggio 2009 per la prima sperimentazione del dispositivo ZFU si collocano in 22 città italiane e tra queste: Cagliari, Quartu Sant’Elena e Iglesias.

(Ricostruzione a cura di Lucia Schirru e Franco Manca)

Fonte: Unione Sarda Online

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