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Province, commissariate cinque su otto

Il centrodestra sceglie Cagliari, l’Ogliastra, il Sulcis, la Gallura e il Medio Campidano. Insorge il centrosinistra: ostruzionismo.

Province, commissariate cinque su otto

Province, commissariate cinque su otto

Il centrodestra ha scelto come far morire le Province: lo farà, per mano dei commissari. Non tutte, però, cadranno subito: sul patibolo ci sono ora le quattro nuove (Olbia-Tempio, Ogliastra, Sulcis-Iglesiente e il Medio Campidano) più Cagliari. Sono salve le altre due costituzionali, Nuoro e Sassari, e la tutelata Oristano. Perché la differenza? Perché le quattro nuove sono state spazzate via dai referendum di 14 mesi fa, mentre Cagliari ha perso per strada il suo presidente eletto (Graziano Milia) e dunque da allora è zoppa. Le sopravvissute, invece, non possono essere toccate – secondo la lettura che fa il centrodestra delle ultime sentenze della Corte costituzionale – perché democraticamente elette e quindi destinate a essere macinate solo quando ci sarà la legge definitiva di riordino degli enti intermedi.

Questa alchimia la maggioranza l’ha tirata fuori all’inizio della seduta, con il primo intervento della serata, quello del capogruppo del Pdl, Pietro Pittalis. È stato lui a prendersi la responsabilità di rivelare all’aula quale compromesso era stato raggiunto, negli animati e continui vertici a Villa Devoto, per calmare i Riformatori, cioè quelli che il commissariamento di tutte le Province lo avrebbero voluto senza se, senza ma e anche molto prima della scadenza prevista, il 30 giugno.

E quando Pittalis ha finito di parlare, è stato il centrosinistra a scattare come una molla sui banchi del Consiglio. Tutti insieme, a cominciare dal relatore di minoranza, Gian Valerio Sanna del Pd, hanno sparato subito ad alzo zero. Tradimento, imboscata, cinismo, spregiudicatezza con finalità elettorali, impadronimento barbaro delle istituzioni, sono stati i proiettili che hanno usato nella prima mezz’ora di fuoco, in cui la presidente Claudia Lombardo ha tenuto a bada con difficoltà gli animi fino a essere costretta a due sospensioni consecutive e a far alzare dalle tribune per il pubblico i consiglieri provinciali, che – molto interessati – assistevano alla seduta.

Il centrosinistra è stato davvero una furia nell’attacco e ha svelato anche il perché: «Nell’ultimo confronto, dove siamo stati invitati, il centrodestra – ha detto il capogruppo del Pd. Giampaolo Diana – ha annunciato che voleva arrivare a un soluzione concordata, com’è giusto che sia quando ci sono di mezzo riforme importanti. E invece dopo poche ore, lo stesso centrodestra ha gettato la maschera con questa proposta indecente che vuole approvare solo a colpi di maggioranza». Carica pesante, che lo è diventata ancor di più quando sempre Gian Valerio Sanna ha parlato di «ricatto elettorale nel centrodestra», riferendosi alle minacce di crisi annunciate dai Riformatori al Pdl se ieri il commissariamento non fosse diventato legge in qualunque modo.

E nonostante l’intervento del coordinatore regionale dei referendari, Michele Cossa, che ha detto «forse quella che abbiamo proposto non sarà la scelta migliore, ma ormai non possono essere più prorogati gli otto Consigli provinciali eletti e soprattutto non si può dopo che i referendum del 2012 di fatto hanno cancellato tutte le Province», il centrosinistra ha replicato con l’ostruzionismo. «Questa schifezza – è stato detto da quei banchi – ve la faremo sudare. Noi eravamo venuti in aula per costruire, voi siete arrivati con una soluzione precotta, una buffonata, che distrugge e devasta». Da quel momento in poi, l’opposizione ha messo in campo tutte le batterie possibili. Da Ben Amara a Giuseppe Cuccu, che hanno denunciato la prepotenza della maggioranza. Da Franco Sabatini a Tarcisio Agus e Giuseppe Stochino, pronti nel denunciare «volete commissariare le Province che avete perso nelle urne e non governate (in sette su otto, le giunte sono di centrosinistra) per gestire i territori l’anno prossimo quando ci saranno le Regionali».

Poi è stata la volta di Paolo Maninchedda, che ha parlato di «pasticcio istituzionale». Seguito subito dopo da un inesauribile Gian Valerio Sanna: «Sui telefonini girano già i nomi dei commissari, che serviranno a pagare il prezzo preteso da questo o quel partito finito nella solita accozzaglia del centrodestra. Ma questo errore lo pagherete, nelle prossime regionali». Al coro si è aggiunta anche l’opposizione di centrodestra, col capogruppo di Sardegna è già domani, Mario Diana, che ha ricordato come «i referendum siano stati prima cavalcati con demagogia, a cominciare dal presidente Cappellacci, e poi si siano rivelati una trappola per tutti». Poi ha ripreso a tirare la volata, con altri 20 minuti a testa, il centrosinistra. Ed è stata così la volta degli altri: Valerio Meloni, Vincenzo Floris, che hanno parlato di «becera scorciatoia», Daniele Cocco, Claudia Zuncheddu, Marco Espa, Luigi Lotto, Efisio Arbau, Adriano Salis e il sardista Giacomo Sanna, mentre Spagna-Italia per la Confederation Cup aveva già fermato l’Italia. Alle 23 è arrivato lo stop col passaggio agli articoli e da oggi si parlerà solo di cinque Province su otto commissariate dal primo luglio.

Fonte: La Nuova Sardegna online

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