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San Gavino Monreale, profondo rosso

1400 abitanti in meno, poche nascite, molti emigrati Le cause: nuovo ospedale fermo, stazione spostata, fonderia in crisi.

C’è la crisi e continua l’emorragia di giovani e meno giovani che abbandono il paese in cerca di quel lavoro oggi solo un miraggio. Succede da anni a San Gavino e il benessere di alcuni decenni fa rimane un lontano ricordo. Il paese del Medio Campidano, nonostante la sua centralità geografica, continua ad impoverirsi. I motivi? La costruzione del nuovo ospedale rimane un sogno lontano e lo stesso spostamento della ferrovia alla periferia del paese ha dato il colpo di grazia a molte attività commerciali che non beneficiano dei quasi 1500 pendolari quotidiani dirottati nella nuova stazione ferroviaria mentre la vecchia rimane ancora terra di nessuno (zecche, topi e vandali) con un degrado sempre più forte. A ciò si aggiunge il quasi decennale blocco dell’edilizia per i vincoli imposti dal rischio idrogeologico.

Popolazione di San Gavino Monreale

Popolazione di San Gavino Monreale

Negli ultimi 27 anni San Gavino ha perso oltre 1400 abitanti e lo scorso anno al 31 dicembre 2012 i residenti nel centro del Medio Campidano risultano essere 8834, 76 in meno rispetto all’anno precedente con il numero di emigrati (160) che supera ancora una volta quello degli immigrati (122). In tanti fanno le valigie come ricorda Roberto Senis, titolare dello storico distributore di carburante in piazza Battisti: «I giovani vanno via anche perché molti vivevano in casa dei genitori che ora con la crisi non ce la fanno più. San Gavino è sprofondata rispetto ai paesi vicini: è difficile trovare anche un paio di scarpe. Da quando la stazione è stata spostata nessuno passa dentro il paese: abbiamo lavorato il 44 per cento in meno rispetto a 2 anni fa. Si parlava di un servizio navetta, di eliporto e altri impegni, ma non si è visto niente». Sulla stessa linea Tonina Fois, titolare di una storica gioielleria: «A San Gavino è tutto fermo e per la burocrazia i ragazzi devono aspettare anche un anno e mezzo per aprire un’attività. Bisognerebbe incentivare dando dei soldi a fondo perduto per far iniziare attività o non far pagare l’Imu per un paio di anni».

C’è poi il calo delle nascite: appena 58 bebè lo scorso anno rispetto ai 200 degli anni del boom degli anni ’50, ’60 e ’70. E i matrimoni? Su un totale di 41 sono 15 sono stati celebrati in chiesa mentre 26 in municipio: non era mai successo.

Fonte: Gigi Pittau, Unione Sarda

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