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martedì, Aprile 7 2020

Evoluzioni di un Ordinario Contrabbatterista: archi, mantici e passioni

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In un mondo così rapido, in cui anche il giornale comprato al mattino è un documento superato dalle informazioni disponibili online in tempo reale, non avrei forse mai conosciuto Giuseppe Melis senza l’antico passaparola.

Non sto parlando di chi ha deciso in modo estemporaneo di dare sfogo a passioni antiche, ma di un musicista, vero… un grande musicista! Il Conservatorio, il rock, il pop, il folk ed una terra, la Sardegna, fonte inesauribile di stimoli musicali. La prima passione conduce al drumming, e successivamente scoppia l’amore per il contrabbasso, a completamento di un percorso che, più o meno volontariamente, sintetizza il concetto di “sezione ritmica”.

Il risultato del lavoro di anni è racchiuso nell’album di esordio: Evoluzioni di un Ordinario Contrabbatterista: Archi, Mantici e Passioni.

Dodici tracce che permettono a Melis di prendere lo spazio realizzativo totale… musica, liriche e arrangiamenti. Melodie che nascono dal contrabbasso, fatto inusuale, e si snodano su praterie di note che raccontare appare cosa ardua.

Se dovessi analizzare l’album come “concept”, il fil rouge potrebbe essere la descrizione dei differenti stati d’animo… di Melis ovviamente!

Ogni essere di questa terra avrebbe materiale interessante da fornire, ma a pochi eletti è concessa l’opera di trasformazione in “perle musicali”. Ci vuole talento, oltre che sensibilità!
Nella famiglia degli “stati d’animo” rientra il luogo in cui si è vissuti, le delusioni e le gioie, i disagi sociali, un contenitore che riesce a trovare un giusto equilibrio quando subentra la persona giusta, quasi sempre … la donna giusta.

Giuseppe Melis unisce la sua classicità di fondo all’amore per la musica, tutta, caratteristica degli ultimi quarant’anni, unendo il tocco cantautorale e stupendo per la forza di penetrazione.
E’ una musica nuova quella proposta, sintesi di differenti stili, nei contenuti, ma trabordante di argomenti affascinanti.

“Nelle dita stringo note, le note di una dolce melodia, arriverà il giorno del gran concerto dai sentimenti autentici in cui mi emozionerò per emozionare”.

Questo è Giuseppe Melis.

Giuseppe Melis
Giuseppe Melis

L’INTERVISTA

Chi è Giuseppe Melis? Come nasce la passione per la musica?
Sono una persona piuttosto introversa che prova ad esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni attraverso la musica. Dopo un periodo piuttosto travagliato ho ritrovato la forza di ripartire anche grazie alla mia compagnia Francesca che mi sostiene nel mio progetto di vita e musicale. La passione per l’arte dei suoni nasce dal fatto che a casa si è sempre respirata musica grazie anche ai miei genitori che l’ascoltavano di continuo tra radio e giradischi. Ne fui subito catturato. Capii subito che era la mia esigenza primaria.

Dopo il tuo iniziale innamoramento per la batteria arriva la scoperta del contrabbasso, elementi complementari, che costituiscono la sezione ritmica di un ensemble musicale. Che cosa ti affascina di più di questi due strumenti?
Intanto vorrei specificare che per quanto riguarda lo strumento a percussione l’approccio fu assolutamente spontaneo. Partii che ero bambino con dei semplici tamburelli da mare montati da mio padre su dei supporti per simulare una batteria. La batteria è principalmente istinto su cui ovviamente ho lavorato molto e continuo tuttora a studiarla. Il contrabbasso venne parecchi anni dopo e quasi casualmente. Non c’erano posti disponibili in Conservatorio per studiare percussioni, ma il mio desiderio di studiare Musica era talmente forte che accettai di far parte della classe di Contrabbasso. Mi innamorai di quello che a detta di molti è considerato il più ingrato degli strumenti.

Mi racconti qualcosa del tuo percorso musicale, dalle origini ai giorni nostri?
I miei esordi risalgono al periodo in cui frequentavo l’Oratorio parrocchiale dove ci riunivamo per mettere su degli spettacolini. Capii che mi emozionava suonare insieme agli altri. Negli anni successivi cominciai a suonare dal vivo nelle piazze con delle cover band. Suonavamo diversi generi, dal Pop all’Hard Rock al cantautorale. Da lì ho cominciato ad accompagnare alcuni artisti nazionali in giro per l’Italia, in particolare Rita Pavone che mi ha fatto crescere moltissimo dal punto di vista artistico. Ho poi lavorato nei Varietà, dove si toccano tanti stili musicali che mi hanno dato molteplici suggerimenti e nuovi stimoli per l’approfondimento dello studio. Contemporaneamente a questa attività ho comunque portato avanti gli studi in Conservatorio e quindi approfondendo sempre di più la conoscenza con il contrabbasso. Cominciai a studiarne il repertorio solistico esibendomi in recitals. Il contrabbasso è lo strumento con cui scrivo le melodie per le mie composizioni che infatti hanno una forte matrice romantica.

Nonostante la tua lunga gavetta sei arrivato da poco alla realizzazione del tuo primo album: come è maturata l’idea?
Premetto che in tanti anni di gavetta non ho mai pensato di “scrivere”. Ho sentito ad un certo punto la necessità di mettere su carta quelli che erano i miei pensieri musicali; tutti gli stili musicali digeriti in tanti anni sono confluiti in questo disco raccontando la mia vita. Il brano “Fuedda … parla!” ad esempio, che è stata la prima canzone che ho scritto, è nato in un momento di rabbia e di frustrazione. Sentivo l’esigenza di far sapere al mondo attraverso l’arte dei suoni quel che provavo e ritengo che questo concetto, di musica come espressione dell’anima, per me sia fondamentale.
Da allora in poi ho iniziato anche uno studio testuale appassionandomi alla stesura della parte letteraria di una canzone.

Come sei arrivato al disco “Evoluzioni di un Ordinario Contrabbatterista: Archi, Mantici e Passioni”?
Sono i miei sentimenti in testi, musica ed arrangiamenti. È il racconto della mia vita. Evoluzioni intese come cambiamenti di un essere umano che però è fondamentalmente un musicista o meglio un “contrabbatterista”.
Ho avuto una scossa circa due anni fa dopo aver incontrato quella che ora è la mia compagna, mia musa ispiratrice. Lei ha letto la mia anima e mi ha infuso forza ridando vigore al mio esprimermi.

Me lo “racconti” sommariamente?
C’è un filo conduttore che lega tutte le canzoni presenti in questo album: i miei stati d’animo. L’amore per la mia terra natìa, l’amarezza per non essere stato capito e messo da parte da alcuni personaggi, l’orgoglio per un eroe di guerra, la ribellione all’ipocrisia e l’amore per la mia donna.

Nel disco hai curato personalmente tutte le parti: da dove nasce questa autarchia musicale?
Amo profondamente il mio lavoro e son sempre stato attento all’organico strumentale. Se ti riferisci all’arrangiamento, sin da quando ero bambino ho sempre percepito durante l’ascolto di un brano l’insieme musicale e mi ha sempre colpito l’incastro tra le parti e il dialogo strumentale, il loro concertare. Di certo non prevedevo di fare l’arrangiatore di me stesso, così come non avevo previsto di scrivere i miei testi e le mie musiche. È stato un processo naturale.

Che tipo di ferventi musicali regala la tua terra?
La mia è una terra d’ispirazione e di grandi tradizioni. La Sardegna è stata mèta nei secoli di tanti colonizzatori, dagli arabi agli spagnoli e la musica folkloristica ne è testimonianza viva. Le launeddas, è uno strumento millenario che caratterizza particolarmente il mio sound, mi permette di mantenere il legame con la tradizione utilizzando però lo stesso strumento con dei fraseggi insoliti, rivisti in chiave moderna.

Esiste un artista, o un album, che ti hanno maggiormente influenzato?
Ce ne sarebbe più d’uno. Io ho ascoltato ed ascolto di tutto, svariati generi a volte sostanzialmente opposti. Sicuramente la PFM, il Banco del Mutuo Soccorso, gli Area del grande Demetrio Stratos per quanto riguarda la musica nazionale; adoro infinitamente la musica di Gino Vannelli, gli YES, i Genesis, i Toto, Peter Gabriel ma anche tanta musica classica e poi Giovanni Bottesini, grande compositore soprattutto di musiche per contrabbasso solista che ha dato il “LA” alle mie composizioni. Ma ce ne sono talmente tanti che è difficile elencarli tutti.

Cose c’è nel futuro di Giuseppe Melis?
C’è un live che sto preparando insieme al team di musicisti, sarà un concept live del disco “Evoluzioni di un ordinario contrabbatterista: Archi, Mantici e Passioni” che sto concretizzando. Per il futuro remoto, ho sicuramente tante idee e tanto materiale sul quale già sto lavorando.

Fonte: http://athosenrile.blogspot.it

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