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I ricami di Chiara Atzori

Ricamo

Ricamo

È un caldo pomeriggio di aprile quando la signora Chiara Atzori e il marito Antonio Garau ci aprono le porte di casa, anzi potremo dire le porte del museo. Un piccolo museo permanente che si trova in via Diaz a San Gavino. Signora Chiara è un’artista, la sua arte è il ricamo “ho ereditato questa passione da mia madre, cominciando a ricamare a mano quando avevo sedici anni. La mia maestra è stata la signora Dina Caria, poi la mia passione è cresciuta e ho ampliato i miei lavori”.

Nella casa-museo vediamo dei veri e propri capolavori, dalle bomboniere ai corredini, dai centrini agli scialli tipici sardi, ma ciò che ci colpisce di più sono i quadri artistici che ha ideato qualche mese fa e che saranno la novità che signora Chiara proporrà ai visitatori durante “Monumenti aperti” di quest’anno. Infatti, nel corso della manifestazione del 3 e 4 maggio la mostra permanente sarà visitabile da tutti i curiosi, e per l’occasione la signora Chiara eseguirà delle dimostrazioni.

Ci incuriosisce il fatto che nella sala sia presente una vecchia macchina da cucire e ci spiega “per realizzare i miei lavori utilizzo una macchina da cucire della Singer molto antica perché mi permette di dirigere punto per punto i miei ricami, questo non è possibile con le macchine da cucire moderne”.

I ricami di Chiara Atzori

I ricami di Chiara Atzori

E per quanto riguarda i materiali ci fa sapere “devono essere tutti materiali naturali e di qualità, è molto importante affinché il lavoro sia valido”. La signora Chiara è presente anche su Facebook e ben presto sul nostro sito www.sangavinomonreale.net sarà realizzata una vetrina dei suoi lavori.

D’altra parte i suoi ricami hanno avuto sempre un gran successo ovunque li abbia esposti: San Gavino, Samassi, Turri e Alghero “ma non lo faccio di certo per arricchirmi, per me l’importante è rifarmi delle spese, i miei figli Massimo e Andrea ora sono sistemati e posso dedicarmi maggiormente a questa mia passione”. C’è chi la chiama passione, noi preferiamo chiamarla arte.

Fonte: Luca Fois, Comprendo

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