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giovedì, 29 Ottobre 2020

Interpellanza sugli incendi del 4 luglio 2014

Emergenza sanitaria

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Il 4 luglio si è sviluppato tra Arbus Guspini e Gonnosfanadiga un tragico incendio che ha devastato migliaia di ettari di bosco, campi agricoli e aziende, ucciso centinaia di animali.

Il Medio Campidano brucia
Il Medio Campidano brucia

Da giovedì scorso, la politica nazionale e regionale ha mostrato poco interesse in merito questi gravi accadimenti, per questo Michele Piras, deputato Sel, raccogliendo anche il nostro appello, lanciato tramite Comprendo TV, ha deciso di presentare un’interpellanza alla Camera dei Deputati, indirizzata al Presidente del Consiglio, e ai Ministri dell’Ambiente della Difesa, per far sì che ci sia un impegno deciso delle istituzioni nazionali e regionali, vista anche la richiesta di stato di calamità naturale da parte di alcuni dei comuni interessati.

Interpellanza al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Ambiente e al Ministro della Difesa

Per sapere, premesso che:

– nei giorni 3 e 4 luglio 2014, diversi focolai di incendio divampati nel territorio del Comune di Gonnosfanadiga lungo la strada Arbus – Gonnosfanadiga – Guspini, si sono estesi, sulla spinta del vento fortissimo, nel territorio del Comune di Arbus dalla loc. San Cosimo, fino al passo Bidderdi passando per le località di Baratzu, Gibbas Altas, Su Flumini, Mulinus, Murte Mari, Sa Frexi, Rio Castangias, Cuccuru Cauli, Concali Bertula, Santu Domini, Su Sparau, Grutzu, Gragonti, Crabulassu, Mitza de Malafrundua;

– dai primi atti si evince che gli incendi hanno percorso e devastato non meno di 2.000 ha di superficie, tra foreste, macchia, incolto, stoppie, pascolo cespugliato, e campi coltivati, interessando anche le linee elettriche, telefoniche, recinzioni, impianti di irrigazione e attrezzature agricole;

– nell’area attraversata dall’incendio si trovano numerose aziende agricole ovi-caprine, bovine, agro-zootecniche, attività di bed and breakfast, case sparse, agriturismo, a cui si potrà fare una stima dei danni subiti solo a termine completo delle operazioni di bonifica;

– sono andati distrutti interi ettari di vegetazione di superficie boscata, prevalentemente lecci e sugheri;

– sono morti centinaia di animali selvatici, fra cui molta selvaggina che popola i boschi di Sibiri e Bidderdi;

– gli allevatori colpiti hanno perso campi, foraggio, animali, e mangimi;

– sono stati evacuati alcuni agriturismo (la Quercia di Rio Martini, Rocce Bianche di Bidderdi), oltre, per precauzione, all’importante struttura turistica camping Scioppadroxiu, limitrofa al sistema dunale di Piscinas, in un momento in cui il vento di scirocco spingeva le fiamme alte oltre 20 metri verso le località costiere del Comune di Arbus;

– l’incendio si è ingrandito durante le ore notturne, a causa dell’impossibilità di poter agire con mezzi aerei per lo spegnimento, minacciando l’intera comunità di Arbus e arrivando a pochi metri dalla pineta comunale e dal quartiere abitato del Belvedere;

– le associazioni di volontariato antincendio territoriali e i barraccelli non dispongono di mezzi adeguati per affrontare situazioni del genere in un territorio tra i più vasti della Regione per superficie;

considerato che:

– le aree interessate dal fuoco rappresentavano vitali superfici di pascoli sottratte ormai all’alimentazione delle greggi di pecore e capre ivi insediate;

– i danni, non ancora definitivamente accertati, potrebbero ammontare a diversi milioni di euro;

– i Comuni di Arbus e Gonnosfanadiga hanno deliberato in base l’art. 2 della L.R. 21 novembre 1985, n° 28, e al Decreto Lgs 18/08/2000, n° 267 lo stato di calamità naturale;

– in eventi di questo genere, nelle ore notturne, può essere importante ed indispensabile l’intervento dell’esercito e delle forze dell’Aeronautica Militare che non sono però state chiamate ad intervenire;

– le risorse economiche disponibili per gli enti locali in riferimento a piani di prevenzione antincendio, pattugliamento preventivo, intervento tempestivo, presidi territoriali, sono assolutamente insufficienti e vincolate al Patto di Stabilità;

– i vertici della Protezione Civile locale hanno ammesso che se si fosse intervenuti tempestivamente, sarebbe stato possibile spegnere subito l’incendio;

-:

– se la Presidenza del Consiglio e i Ministri interrogati sono a conoscenza dei fatti sopracitati accaduti in Sardegna il 4 luglio 2014;

– se non ritengono di dover attivare un tavolo con la Regione e gli enti locali per valutare la possibilità di deliberare lo stato di emergenza per i territori coinvolti che necessitano di aiuti economici immediati e valutare un sistema di prevenzione e presidi territoriali più efficiente nei territori più periferici, meno urbanizzati e maggiormente a rischio della Regione Sardegna;

– se non ritengono, sentite le autorità competenti, di dover predisporre la possibilità di intervento da parte di mezzi aerei e a terra dell’aeronautica militare e dell’esercito in gravi eventi calamitosi come l’incendio del 4 luglio;

– se non ritengono di dover fornire alla Regione Sardegna, al corpo forestale e alla Protezione Civile più mezzi per il pronto intervento in caso di incendi;

– per quali motivazioni non sono stati chiamati ad intervenire i mezzi dell’aeronautica militare e dell’esercito in un evento di pubblica calamità che ha messo a rischio la vita di centinaia di persone che popolano le campagne colpite dalle fiamme per tutta la notte tra il 4 e il 5 luglio 2014;

– se non ritengono di dover sottrarre al Patto di Stabilità le somme finanziarie necessarie ai piani antincendio e alle politiche di prevenzione e pronto intervento che possano anche consentire l’assunzione ulteriore personale specializzato, dando vita a politiche attive del lavoro, di protezione dell’ambiente, della salute e dell’incolumità delle persone;

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