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Costa Verde, vietato divertirsi

Nel nostro editoriale abbiamo cercato di evidenziare alcune differenze tra il turismo nel nord e nel sud della Sardegna. Dobbiamo ammettere che buona parte della nostra depressione estiva, a parte le condizioni meteo vagamente autunnali, è dovuta alle tragicomiche notizie che arrivano dalla Costa Verde.

Vi chiederete cosa sia successo di strano, a parte i soliti incoscienti che rischiano di annegare (con la bandiera rossa nei giorni di maestrale) e a parte le aggressioni ai venditori di granite da parte di novelli “sceriffi” da spiaggia. Perché fin qui, niente di nuovo o inaspettato, direte voi. Quest’anno, però, il sindaco di Arbus ha pensato di aggiungere un tocco di creatività alla nostra estate, stilando una lunga serie di divieti su tutta la Costa Verde.

Costa Verde, vietato divertirsi

Costa Verde, vietato divertirsi

All’ingresso delle spiagge più trafficate dai turisti, infatti, troviamo dei bellissimi cartelli (come quello che vi mostriamo nella foto), un vero e proprio inno all’accoglienza e al buonsenso.

Leggendoli, infatti, veniamo avvisati che su tutto l’arenile è vietato fare una lunga lista di cose.

Ad esempio, ci viene vietato di portare con noi cani o altri animali. Caro signor Sindaco, ma lei lo sa che se il padrone è ben addestrato, il cane non dà alcun disturbo? Si dovrebbe vietare l’ingresso ai maleducati, ma probabilmente resterebbero fuori troppi esseri umani, per cui si è preferito spostare l’attenzione sui nostri amici a quattro zampe, che di colpe non ne hanno.

Ha voglia il Ministero della Salute, ogni anno, a fare delle campagne contro l’abbandono, se poi lo Stato si rivolta contro se stesso, dicendo alle persone di non portare gli animali in vacanza!

Ma dato che non siamo animalisti, passiamo oltre e scopriamo che è vietato svolgere attività a scopo di lucro (specificando in particolare volantinaggio, massaggi e piercing). Noi siamo ottimisti e crediamo fermamente che il Comune voglia tutelare chi paga le tasse regolarmente, vessando gli ambulanti e i ragazzi che per pochi soldi distribuiscono inviti alle serate in discoteca. Però alcuni professionisti, sui social network, denunciavano come sia incredibile dover perdere tempo in fila al Comune anche solo per poter scattare delle foto sul suolo pubblico. A nessuno forse è venuto in mente che è vietato, in assenza di esplicita autorizzazione, realizzare anche i book fotografici per gli sposi?

Leggiamo oltre e troviamo il divieto di giocare a pallone, giocare a basket, giocare a tennis, giocare a pallavolo. A parte che ci dovranno spiegare perché “giocare a pallone” non era sufficiente a far rientrare tutte le categorie (forse il signor Sindaco intendeva “giocare a calcio”?), una domanda sorge spontanea. Come diavolo si può giocare a basket in spiaggia? A parte la totale assenza di canestri, la palla non rimbalza sulla sabbia! Lo sapranno? Comunque dato che non è espressamente vietato, potete sempre giocare a curling, a rugby oppure a hockey su spiaggia.

Per finire, ecco i divieti di campeggio e tenere ad alto volume gli “apparecchi di diffusione sonore”. Quanto inchiostro sprecato sul cartello, quando sarebbe bastato un più stringato “COMUNE DI ARBUS – VIETATO DIVERTIRSI”.

Davvero un bel biglietto da visita per i turisti che arrivano nei nostri mari, cercando dei luoghi in cui rilassarsi, certo, ma anche in cui passare qualche ora di svago con gli amici. Capiamo che l’amministrazione comunale voglia tutelare gli interessi delle attività locali, vietando qualsiasi forma di attività a scopo di lucro, capiamo anche che si voglia preservare la tranquillità dei bagnanti evitando che giovani un po’ troppo esuberanti coinvolgano i vicini di ombrellone nei loro giochi e passatempi.

Noi capiamo tutto, ci mancherebbe. Quello che non capiscono certi amministratori ed esercenti locali, invece, è che se si fanno scappare le persone verso spiagge in cui è consentito lavorare e divertirsi, chiuderanno anche le attività che si volevano tutelare inizialmente. è un concetto talmente elementare che risulta imbarazzante essere qui a ricordarlo.

Imbarazzanti quasi come la postilla sul cartello: “Attenzione, balneazione non sicura per mancanza di apposito servizio di salvataggio, limite acque sicure non segnalato”.

Caro signor Sindaco, è sicuro di aver bene in mente quali siano le priorità del territorio che è chiamato ad amministrare? Ci pensi, e faccia rimuovere quei cartelli.

Fonte: Simone Usai, Comprendo

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