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La “crisi” del Carnevale

Il XXXI Carnevale Sangavinese è finito portando con sé lo strascico tradizionale di discussioni, bilanci e polemiche.

Probabilmente gli unici eventi scevri da discussioni amare sono stati gli eventi dedicati ai bambini, come le sfilate del giovedì grasso e le feste degli oratori. Don Massimo Cabua è stato promotore del carnevale diocesano e riportiamo in questa pagina una sua riflessione sui problemi del Carnevale.

La "crisi" del Carnevale

La “crisi” del Carnevale

Il Carnevale 2015 nei paesi del circondario muove gli ultimi colpi di coda ma a San Gavino è già finito in archivio. E per mantenere coerenza con quanto accaduto agli inizi… non senza polemiche.

Non voglio entrare in merito a queste polemiche, non è di mia competenza e, tutto sommato, nemmeno di mio interesse. Vorrei però fare una considerazione che mi coinvolge come cittadino e come prete. Di un certo “carnevale” sono stanco anch’io. Non posso dire “come tutti” ma “come tanti” certamente, si!

Sono stanco di un carnevale che del Carnevale non è riuscito a conservare nulla, di un carnevale che usa solo (è il caso di dirlo!) la sua “maschera” per nascondere tutto un insieme di comportamenti che non solo non sono leciti ma, ancor peggio, sono dannosi. Dannosi, per i nostri ragazzi, dannosi per la cittadina, dannosi per la comunità.

Il problema non è il carnevale in sé, che anzi – se ben vissuto – può essere un ottimo contenitore per la trasmissione di tanti valori (tanto che nel nostro progetto oratoriano risulta sempre essere un capitolo importante) ma lo è un certo modo di pensarlo, proporlo, viverlo…ed infine subirlo. Già, subirlo! Il carnevale degli eccessi, quello dell’alcol senza misura, della droga diffusa, della promiscuità agli angoli (neanche tanto!) semibui delle strade è un carnevale che obbliga tanti a tirare un sospiro di sollievo con l’arrivo della Quaresima.

Un certo Carnevale è fallito? Credo purtroppo che, piuttosto, ad essere fallito sia uno stile educativo. Già. Perché il vero problema è che – evidentemente – si è interrotto qualcosa nella trasmissione di quelle tradizioni che sono garanzia della comunicazione dei valori universali che sono a fondamento della società. E a ben vedere il problema non è solo il carnevale. Il carnevale semmai diventa un’ottima vetrina attraverso la quale ci vediamo sbattere sotto gli occhi quella che è la quotidianità vissuta dalla gran parte del mondo g… …stavo per scrivere giovanile. Ma devo correggermi. Perché qui, per per lo più, parliamo di adolescenti. Anzi parliamo anche di pre-adolescenti. Ragazzini che fin da 11-12 anni si ritrovano esposti a proposte di “trasgressione” dall’oggi al domani (così affascinanti perché via privilegiata per avere grande popolarità presso i propri pari), dove “oggi” si è bambini ipercoccolati, protetti e viziati e “domani” piccoli “sconosciuti” adultizzati e lanciati nel mondo del “sceglie da solo quel che più gli piace”!

Poi gli anni passano e, quando lo stile assunto è questo, diventa difficile arginare la cosa…il vortice, la fame di “popolarità” spinge a esperienze sempre più estreme dalle quali è sempre più problematico venir fuori. Perché poi si scopre che la vita è un contenitore vuoto e che le cose di cui lo stai riempiendo non soddisfano. Per questo poi si va alla ricerca di qualcosa che, anziché colmarlo, questo vuoto lo cristallizzano. E a carnevale tutto questo emerge in maniera dirompente.

Lo si sente in quella musica capace di stordire e annullare ogni possibilità di comunicazione, lo si vede in quei giovanissimi buttati a lato strada diventati più che altro maschere di sé stessi, lo si legge nei numeri della macchina del soccorso, nei bilanci delle forze dell’ordine…ma ancor più lo leggono i genitori negli occhi di quei figli che sentono sempre più lontani e sconosciuti, quasi che un’improvvisa barriera invisibile sia stata tirata su da altrettanti sconosciuti nemici.

Ma questa barriera non è frutto di strani sortilegi. E’ frutto di una subdola e venefica assenza di adulti significativi, di mancanza di figure di testimoni che dicano ai ragazzi il bello della vita, di incapacità di affermare con forza che le scelte serie ed importanti si possono fare (e si possono fare fin da ragazzi) e, in ultima analisi, frutto dell’annullamento del futuro, quando si fa credere loro che l’amore (quello vero) è roba da favole, che il mordi è fuggi è l’unica possibilità, che il più forte vince, che è inutile impegnarsi “tanto i furbi la spuntano sempre”, che i diritti sono più importanti dei doveri…e che, tanto, la responsabilità sarà sempre di qualcun altro.

Già. Il problema non è il carnevale. Il carnevale è solo la punta di un iceberg che va ormai da tempo alla deriva. Forse è arrivato il momento di aprire gli occhi e il cuore e di rimboccarsi le maniche.

Per ripristinare un carnevale bello e per tutti ma, soprattutto, per dare dignità e futuro ai nostri ragazzi, ai nostri giovani e a tutta la nostra comunità.

DonMacs

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