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domenica, 25 Ottobre 2020

Il villaggio di Funtana Fenugu

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Durante tutto il Medioevo in Sardegna nacquero e morirono una miriade di piccoli villaggi, centri più o meno grandi dislocati per tutta l’isola: anche all’interno dei nostri confini comunali attuali esisteva, oltre a San Gavino, un piccolo insediamento, chiamato Funtana Fenugu.

Foto tratta da Casti, Nòsu santuingèsu, p 57
Foto tratta da Casti, Nòsu santuingèsu, p 57

Questo centro della curatoria di Bonorzuli è attestato con altri nomi: Santa Maria, Ecclesia Fontana de Urgho, Ecclesia Fontana Durgho, Ecclesia Fontana de Hurgho, Ecclesia Fontana de Gurgo e Villa Fontana Urgo, a partire dal 1341 fino al 1350. Un Gurgo appare anche menzionato nei conti del sale 1362-63 presso le saline di Sanluri Stato (forse in località Giba Onidi), così come Gurgo fu una villa Pisana della curatoria di Gippi passata poi sotto la dominazione arborense; non bisogna confondere il nostro insediamento con “Ecclesia Fontana”, situata in Parte Usellus e attestata nello stesso arco cronologico.

Di questo stanziamento sono poche le tracce e i documenti, e solo la toponomastica ormai ne è l’unico ricordo. Sappiamo che durante il XIV secolo venne citato nelle collettorie pontificie relative alla diocesi di Terralba, poiché versava le decime ecclesiastiche come il villaggio di San Gavino (la villa aveva il suo domino Jacobo che le riscuoteva); da quel momento se ne perdono completamente la tracce.

Plausibilmente il centro si spopolò durante le guerre tra i catalano-aragonesi e le forze dell’Arborèa (seguendo la stessa sorte che toccò anche ad altri villaggi preda pure della Peste del 1348), andando poi, con molta probabilità, ad ingrossare le file degli abitanti di San Gavino. Non se ne ha menzione nemmeno durante la firma del trattato di pace del 1388, in cui sono presenti i rappresentanti di tutte le ville arborensi: segno della scomparsa della villa.

Il villaggio si trovava a circa 5 chilometri a Nord-Est da San Gavino Monreale, in località Funtana Fenugu: sorgeva in prossimità dell’incrocio stradale tra Santa Severa e S’atzara, vicino allo stagno di santa Maria, che deve il suo nome alla presenza della chiesa parrocchiale dell’antica villa medievale, la chiesa di Santa Maria per l’appunto.

Il luogo di culto fu tenuto in considerazione ancora per diversi secoli, quando i fedeli erano soliti festeggiare (si ipotizza) il culto greco di Nostra Signora d’Itria – detta anche Hodegetria – fino a quando la statua venne trasferita a Santa Chiara Vergine.

Con il passare dei secoli se ne perse però memoria e traccia: in quella località, fino ad una trentina di anni fa, si poteva notare una fontana in basalto nero, posta a breve distanza dai ruderi della antica chiesa di Santa Maria, che forse venne smantellata e usata come pietrame da costruzione per le abitazioni dei sangavinesi.

Alberto Serra

Per approfondire
TERROSU ASOLE A, L’insediamento umano medioevale e i centri abbandonati tra il secolo XIV ed il secolo XVII, 1974.
AAVV, Appunti storici su San Gavino Monreale, 1982.
CASTI A, Duecento toponimi. Un contributo per il recupero storico culturale sangavinese, 1983.
CASTI A, Santu ‘Engiu arrogus de storia, 1997.
RASSU M, L’impronta di un regno. Centri abitati e organizzazione territoriale nel giudicato d’Arborèa, 2008.

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