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San Gavino Monreale nel Medioevo

Il paese di San Gavino Monreale, così come noi lo conosciamo, ebbe la sua origine nel Medioevo. L’ipotesi più accreditata riferisce dell’unione di tre grossi centri – chiamati Nurazzeddu, Ruinas Mannas e Ruineddas – che congiunsero la loro popolazione attorno alla zona sacra della chiesetta intitolata a San Gavino Martire, intorno al X o XI secolo, durante le invasioni delle forze arabo-saracene, o forse nel periodo successivo alle suddette invasioni, quando i quattro giudicati sardi iniziarono la guerra tra di loro per la spartizione del potere nell’isola; fatto sta che, qualunque sia stata la sua origine, il villaggio mantenne la sua posizione di confine tra il Giudicato di Cagliari e quello di Arborèa, molto vicino all’importante Bia Turresa.

Casti, Sa bidda de Santu 'Engiu, pag. 19

Casti, Sa bidda de Santu ‘Engiu, pag. 19

La prima attestazione certa risale al 1206, nel cosiddetto “Diploma di Guglielmo di Massa”, documento in cui si specificano quali siano i confini tra il giudicato cagliaritano e quello arborense: da quel momento la villa appartenne al giudicato di Arborèa, inserita nella circoscrizione amministrativa denominata curatorìa di Bonorzuli. Diverso tempo prima nel suo territorio si erano insediati i monaci del culto greco di regola Basiliana, i quali edificarono il convento di Santa Lucia, dove vennero sepolti, attorno al 1202, gente di provenienza pisana e probabilmente mercanti, che si trovano nella villa.

Durante i due secoli successivi, l’insediamento continuò a mantenere un ruolo importante dal punto di vista politico-economico: esso era al centro della curatorìa di Bonorzuli e, benché nel suo territorio fossero ancora presenti zone paludose ed insalubri, la popolazione aumentò e si formò un nuovo villaggio vicino, chiamato Funtana Fenugu; nel XIV secolo prese anche il titolo di Villa Manna, in quanto la sua parrocchia versava la quota delle decime più alte alla Diocesi di Terralba (dalle 3 alle 6 lire e 12 soldi), oltre a possedere una popolazione di 450 fuochi (cioè tra i 1000 e i 2000 abitanti) e a resistere alle forti ondate di Peste Nera del 1348.

Fu però durante gli anni della guerra tra i Catalano-Aragonesi e gli Arborèa che la villa di San Gavino ottenne un ruolo importante: il centro era probabilmente ben difeso e protetto, e da diversi anni era stata costruita la cappella Pantheon della dinastia arborense, meta di pellegrinaggi; questo – insieme alla vicinanza del castello di Monreale – era il simbolo del potere giudicale in quella parte della Sardegna, elemento non trascurabile durante una guerra combattuta anche sul piano ideologico.

Nel 1388, anno della pace firmata tra Eleonora d’Arborea e il sovrano Giovanni I, San Gavino mandò come suoi rappresentanti firmatari 17 uomini. Dovette arrivare il XV secolo, e la fine della guerra dopo la battaglia di Sanluri del 1409, per far passare il villaggio sotto il potere dei vari feudatari iberici, con una oscillazione tra i 110-157 fuochi di abitanti.

Alberto Serra

Per approfondire:
AAVV, Appunti storici su San Gavino Monreale, 1982.
CASTI A, Sa bidda de Santu ‘Engiu, in sa curadorìa de bonorcili pustis in sa baronia de murriali, 1989.
CASTI A, Lionnòra in Santu ‘Engiu, 2012.

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