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Tre secoli di storia sangavinese: il Periodo Moderno

Dopo il lungo millennio chiamato Medioevo, anche San Gavino Monreale si apprestò a vivere il Periodo Moderno tra il XVI e il XVIII secolo.

Nel 1500 il villaggio di San Gavino venne inserito nella Incontrada – o – Baronia di Monreale, un possedimento terriero che andò a sostituire le funzioni che nel periodo giudicale avevano le curatorìe, con il potere ai feudatari spagnoli – prima i Montcada e poi i Carroz di Quirra.

Visto il ruolo preminente, San Gavino ne divenne presto capoluogo. Qui vi risiedeva il procuratore generale (detto anche reggitore), il quale era il rappresentante politico del feudatario, oltre al tribunale chiamato “Curia Major”, retto da un podestà il quale era aiutato – nel suo lavoro – da un lugarteniente ed un escrivà.

Tre secoli di storia sangavinese: il Periodo Moderno

Tre secoli di storia sangavinese: il Periodo Moderno

La giurisdizione locale, insieme a tutte le altre mansioni, erano gestite dal sindaco e dal major de justicia. Nonostante spesso proseguissero le ondate di peste e gli attacchi dei barbareschi, la villa continuò a prosperare e ad attirare nuova gente: molti abitanti dei villaggi vicini, per sfuggire alla morte, si rifugiarono qui. La popolazione registrata per quel secolo fu di 334 fuochi. Verso il 1580 la chiesa di Santa Chiara Vergine sostituì la vecchia parrocchia di San Gavino Martire, diventando il nuovo polo attorno al quale il villaggio prosperò. Di quel secolo, lo storico Giovanni Francesco Fara, parlando di San Gavino, scrisse: “oppidum Sancti Gavini, in cuius agro fit optimus crocus”.

Nel 1600 la popolazione sangavinese continuò a crescere, con la preminenza di alcune famiglie aristocratiche – come i Ledda – che vivevano all’interno di una società prevalentemente agro-pastorale e povera (dove molti erano nullatenenti), con poche attività artigianali quali falegnami, sarti, ecc.

A troncare di netto questa situazione fu l’arrivo della grande peste del 1652: questo terribile morbo decimò la popolazione (facendola oscillare dai 515 ai 404 fuochi), e a metà del secolo non rimasero che “tredici famiglie non intiere”. Vicino alla chiesa parrocchiale venne edificata la chiesetta di San Sebastiano, a protezione dell’intera comunità, divisa urbanisticamente in vecinados.

Nel 1700 la popolazione continuò a crescere, ma anche San Gavino subì le conseguenze dello sfaldamento del potere spagnolo nell’isola, fino a che non ottennero la sovranità i Savoia. Proseguirono però le malas anadas, cioè annate di carestia e pestilenze, come ad esempio quella del 1728 in cui ci fu una invasione di cavallette, oppure quella del 1798 che fu una epidemia di febbri maligne e contagiose. La popolazione in quegli anni passò dai 2223 abitanti ai 1261 circa.

In questo secolo si fecero diverse ristrutturazioni della chiesa di San Gavino Martire, ma venne anche demolita la chiesa di Santa Maria Maddalena, posta vicino all’antica strada s’Atzaxa, ormai divenuta ricovero di banditi e malviventi: tuttavia, verso il 1789, i sangavinesi avevano l’intenzione di riedificarla.

Alberto Serra

Per approfondire
CASTI A, Sa bidda de santu ‘Engiu, 1989.
CASTI A, Santu ‘Engiu arrogus de storia, 1997.
CASTI A, Nòsu santuingèses, 2003.

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