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martedì, 20 Ottobre 2020

La teoria delle finestre rotte

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Il decoro urbano e la quiete pubblica sono sempre al centro delle attenzioni dei comuni cittadini, sia perché regole del vivere civile, sia perché è decisamente poco importante il lato economico affinché queste problematiche possano essere risolte.

È abbastanza abituale per noi, ricevere foto o lamentele relative al decoro urbano, è un argomento che trattiamo costantemente da cinque anni a questa parte. Le amministrazioni cambiano, le aziende che operano nel settore rifiuti cambiano ma le lamentele restano.

Ci rifacciamo allora a quella “Teoria delle finestre rotte” che molti sociologi definiscono basilare per affrontare il problema. In sintesi la teoria prevede l’investimento di risorse nella cura del paese, dell’ambiente circostante e del rispetto a discapito di spese per misure repressive. Ed è un po’ quel che serve alla nostra cittadina, non repressione o vigilanza quanto piuttosto educazione e autocontrollo e non meno quella che all’attuale amministrazione piace definire “cittadinanza attiva”.

La teoria delle finestre rotte
La teoria delle finestre rotte

Il valore di questa teoria lo si può trarre dagli esperimenti fatti per dimostrarla.

Partiamo dal 1969 quando nel Bronx, zona povera e pericolosa di New York, e a Palo Alto, zona residenziale e ricca della California, furono lasciate due auto identiche. In poche ore, l’auto del Bronx fu smantellata mentre a Palo Alto rimase intatta. In questo caso sembra abbastanza semplice capire la causa: la povertà. L’esperimento però proseguì e, di proposito, fu rotto un vetro all’auto lasciata a Palo Alto, che in pochissime ore fece la stessa fine dell’auto lasciata nel Bronx.

Altri esperimenti simili portano alle medesime conclusioni, insomma laddove il vetro in una finestra di un edificio non viene riparato, saranno presto rotti tutti gli altri, da qui il nome della teoria. In un paese è più semplice pensare a un marciapiede, se su di esso ci troviamo una cartaccia buttata, è più probabile che qualcun altro possa buttarne un’altra e così via. Va da sé che una cittadina genera criminalità quando non si interessa al proprio deterioramento e quando sono tollerati piccoli reati (ad esempio il non rispetto del divieto di sosta o il piccolo inquinamento).

Tutto ciò comporta un avvicinamento a crimini sempre più importanti e pericolosi, nonché al totale degrado urbano.

In tutto questo il ruolo più importante ce l’hanno i cittadini, i semplici fruitori del paese, che con attenzione e impegno dovrebbero curarsi maggiormente del luogo in cui vivono e dell’ambiente circostante. Chi amministra un paese invece, dovrebbe far sì che il viver civile sia reso possibile, punendo sin da subito i reati che spesso si lasciano correre proprio per quel “vivi e lascia vivere” del tutto italiano. Nel ’94 il sindaco di New York fece diminuire i furti e le molestie nella metropolitana semplicemente aumentando i controlli sui biglietti, sovvertendo l’idea che la metropolitana fosse un posto senza regole.

Ma l’Italia è il paese delle finestre rotte, dove c’è la fila per rompere la seconda finestra, la terza, la quarta perché spesso tutto questo viene in un qualche modo giustificato. E quando non si riesce a giustificare, si legalizza.

Luca Fois

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