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In questi giorni è in fase di realizzazione un murale in Piazza della Resistenza. Se già qualche commento “sottovoce” era arrivato alla vigilia dei lavori (da parte di chi non condivide i valori della Resistenza, con chi non simpatizza per i Partigiani o addirittura da chi ha avuto da ridire per il comune di nascita dell’artista senese Francesco Del Casino), i commenti si sono trasformati ben presto in una serie di lamentele, una volta iniziati i lavori pittorici.

Francesco Del Casino
Francesco Del Casino

Al centro della disputa (di sapore politico piuttosto che squisitamente artistico), l’oggetto della rappresentazione che second alcuni sarebbe troppo “di parte” e che escluderebbe parte della cittadinanza, che non ne sarebbe pienamente rappresentata.

Al di là delle convinzioni e dalle idee personali – che non è compito nostro discutere – ci limitiamo a pubblicare integralmente una lettera aperta giunta alla nostra Redazione.

A ognuno dei cittadini sangavinesi il compito di trarre le conclusioni e (eventualmente) commentare.

Le opinioni personali sono sacre; anche se non condivisibili devono sempre essere rispettate, purchè non offendano le convinzioni morali, religiose o di libero pensiero altrui.

“A foras sas bases” è uno slogan legittimo per chi, pacifista o, meglio, antimilitarista, è fautore della smilitarizzazione dello Stato. E’ però una convinzione individuale, condivisa solo da una parte della popolazione e non certo dalla maggioranza.

Per tale motivo chiunque può partecipare a manifestazioni per la pace (pacifiche) e scandire slogans o mostrare cartelli che mettano in risalto la propria avversione per eserciti e basi militari.

Però c’è anche chi la pensa diversamente e ritiene che debba esistere un’organizzazione militare di difesa dello Stato, utile soprattutto in tempo di pace, anche per interventi in corso di calamità naturali come terremoti o alluvioni e sarebbe da ingrati non riconoscere ai nostri militari tali meriti.

Sarà che, personalmente, mi onoro di aver fatto parte, come Ufficiale Medico, del 152° Btg Fanteria della Brigata Sassari, a cui mi sento ancora fieramente legato e non mi sento, quindi, di condividere l’antimilitarismo: ribadisco, però, che ho profondo rispetto per chiunque la pensi diversamente.

Un’opera d’arte può avere intensi contenuti politici e possono essere anche organizzate mostre, personali o collettive, che celebrino idee o tendenze, anche estreme; tuttavia questo concetto non può essere impiegato nella realizzazione di un’opera pubblica, destinata a tutta la cittadinanza, in cui sono presenti varie tipologie di persone, ognuna con il suo orientamento.

Indipendentemente dal valore artistico del lavoro, la cui valutazione è strettamente derivante dai gusti dei singoli osservatori e, indipendentemente dai valori della “resistenza”, ben radicati nella nostra cultura storica, non si può accettare, con serenità e noncuranza, che un murale, realizzato con abilità e competenza tecnica, possa venir “imbrattato” da frasi di vetusta e becera propaganda di un’anacronistica politica “di parte estrema”, come se, a rovinare il lavoro pittorico, fosse passato un corteo della FIOM parassitato da Black Block e “writers” estemporanei.

Se alcune frasi rappresentano un patrimonio comune per tutti i cittadini, altre sono veramente inopportune e fanno si che l’opera sembri realizzata solo per una ben precisa parte della popolazione e non per tutti: non è simpatico, non è corretto, non è giusto.

Il rispetto non è a senso unico.

Nando Gallese · Giovedì 5 Novembre 2015

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