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Referendum anti-trivelle del 17 aprile 2016: i motivi del Sì e del No spiegati in breve

Qualche settimana fa abbiamo introdotto il discorso del Referendum del 17 aprile 2016 cercando di approfondire il discorso sugli effetti della consultazione.

Referendum anti-trivelle del 17 aprile 2016: i motivi del Sì e del No spiegati in breve

A un mese dal voto torniamo sull’argomento, cercando di sottolineare, semplificando, le ragioni del Sì e del No.

LE RAGIONI DEL SÌ

1) Rischi per la fauna
Per la scansione dei fondali viene utilizzato l’air gun, spari di aria compressa che generano onde che “leggono”il sottosuolo. Alcuni cetacei e alcune specie di pesce vengono danneggiati con lesioni e perdita dell’udito a causa dell’air gun.

2) Ci guadagnano solo i petrolieri
Per estrarre petrolio le compagnie devono versare dei “diritti”, le cosiddette royalties. Ma per trivellare i mari italiani si pagano le royalties più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae.

3) Il gioco non vale la candela
L’incidente è comunque possibile e in un mare chiuso come il Mediterraneo il disastro ambientale sarebbe amplificato. Inoltre la trivellazione non risolverà i nostri problemi energetici: le riserve certe di petrolio nei mari italiani equivalgono a 6-7 settimane di consumi nazionali e quelle di gas soddisferebbero 6 mesi di consumi.

LE RAGIONI DEL NO

1) Perdita di investimenti e posti di lavoro
Smettere di usare gli impianti entro le acque territoriali italiane significherebbe perdere gli investimenti fatti fino a oggi e quelli futuri. Oltre che a migliaia di posti di lavoro.

2) Basso rischio di incidenti
Dal 1950 a oggi ci sono stati solo due incidenti che hanno riguardato impianti di estrazione: a Cortemaggiore (Piacenza) appunto nel 1950 e a Trecate (Novara) nel 1994. Si tratta di due siti su terraferma, sulle piattaforme marine non è mai avvenuto alcun incidente.

3) Fabbisogno energetico
Secondo le stime il petrolio presente nei mari italiani sarebbe pari a 700 milioni di tonnellate. Il nostro consumo attuale all’anno è 58 milioni di tonnellate. Nel 2014 sono stati importati 54 milioni di tonnellate. Avere fonti energetiche nostre ci fa spendere meno e ci mette al riparo da cali improvvisi dovuti a crisi internazionali.
Secondo le stime sarebbe pari a 700 milioni di tonnellate. Il nostro consumo attuale all’anno è 58 milioni di tonnellate. Nel 2015 sono stati esportati 21 milioni di tonnellate.

Fonte: La Stampa

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