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mercoledì, Aprile 8 2020

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Son passati ormai quasi due anni da quando mi arrivò una telefonata che uno proprio non si aspetta, e da una località ancora più sorprendente: Mosca, Russia. Una città che mi ha sempre affascinato e che da anni desideravo visitare da turista, ma che mai avrei immaginato sarebbe potuta diventare la mia casa.

Un Sangavinese a Mosca
Un Sangavinese a Mosca

Avevo da prendere una decisione importante per la mia vita in pochissime ore: accettare o meno la cattedra di matematica e scienze presso una scuola della capitale russa. La preside mi disse che aveva la massima urgenza e che aspettava la mia decisione in tempi brevissimi. In quel periodo la mia situazione lavorativa era abbastanza precaria, come per tanti sardi e quindi non potevo perdere un’occasione del genere. Nel giro di poche ore dalla telefonata ho quindi inviato una mail di accettazione dell’incarico proposto.

L’8 Ottobre, dopo aver fatto tutti i documenti necessari, arrivai a Mosca alle 21:00 circa, la temperatura come potrete immaginare era bassissima, intorno agli zero gradi. Mi venne a prendere un taxi mandato dalla scuola, restai col taxista all’interno del traffico della capitale per circa tre ore, e con lui l’unico modo per comunicare erano gesti oppure disegni su pezzi di carta. La mattina dopo iniziai subito a lavorare, mi sono trovato benissimo con tutti, studenti e colleghi, mentre la sera andavo in giro per Mosca a cercare casa.

All’inizio non è stato facile, la lingua russa è stata sicuramente un grosso ostacolo e il clima, per un sardo abituato al caldo, è davvero difficile. Ogni giorno però, pensavo a cosa avessi in mano, un lavoro bellissimo che mi stava iniziando a dare tante soddisfazioni e la possibilità di vivere un’esperienza unica. Nei mesi seguenti ho iniziato a scoprire la città e mi rendevo conto che aveva tanto da offrire, piano piano ho iniziato ad apprezzarla, nonostante il grande gelo invernale. Da grande appassionato di sport non mi sono fatto mancare le partire di calcio dello Zenith e della storica Lokomotiv, ma anche la trasferta di Basket in Eurolega della Dinamo Sassari che giocava in casa del Cska Mosca. Ad ogni canestro della squadra sarda, io e le mie colleghe urlavamo in mezzo ai russi che ci guardavano come se fossimo alieni, ma sempre con grande rispetto.

Dopo quasi due anni di vita a Mosca, mi sono fatto una mia idea sui russi: sono gelidi, chiusi, molto inquadrati, diffidenti, ma quando ti conoscono e ti apprezzano diventano persone splendide. Per quanto riguarda la parte estetica invece, devo dire che le moscovite non passano di certo inosservate, così come anche le ragazze provenienti da altre aree delle Russia. Oggi posso definirmi sicuramente soddisfatto, soprattutto di aver avuto il coraggio di lasciare il mio paese d’origine e se tornassi indietro lo rifarei senza la minima esitazione. Ho scritto questa lettera alla redazione di Comprendo perché vorrei dare un consiglio ai miei compaesani che attualmente stanno attraversando un periodo di crisi lavorativa: se avete l’occasione, partite! Un saluto da Mosca.

Alessandro Marras

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