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Il “bunker”: un rifugio antiaereo a San Gavino

Inserito in quella che fu un tempo l’area destinata alle palazzine degli impiegati della Fonderia di San Gavino Monreale – nella zona del toponimo Is Cotturas (dal significato di: terra soda e già arata una volta) – si trova una costruzione grigia, ormai in completo stato di abbandono che si affaccia sulla via Dante, a pochi metri dalla strada che porta a su scallatoiu: si tratta del rifugio antiaereo costruito verso gli anni ‘40 del secolo scorso.

Il "bunker": un rifugio antiaereo a San Gavino

Il “bunker”: un rifugio antiaereo a San Gavino

Una struttura in cemento armato in gran parte interrata, la cui parte visibile occupa una superficie considerevole; il rifugio, che si differenzia dai bunker in quanto serve per la protezione della popolazione dagli attacchi aerei e non da quelli di terra, è privo di rivestimento ed i blocchi di cemento armato sono ben visibili.

Questa struttura è presente a San Gavino Monreale per diversi motivi: prima di tutto, mediante il R.D. legge 24 settembre 1936 – XV n° 2121, “si imponeva l’obbligo di apprestare un rifugio antiaereo in ciascun fabbricato di nuova costruzione, o in corso di costruzione, ad uso di abitazione”. Inoltre in paese erano presenti la Fonderia di Piombo e la Ferrovia: questi furono due elementi importanti; sappiamo, attraverso una circolare del Podestà che – durante la Seconda Guerra Mondiale – il complesso industriale divenne un possibile obiettivo dei bombardamenti degli Alleati (in quanto di primaria importanza per le “industrie di guerra”), oltre alla ferrovia che poteva trasportare il materiale lavorato e finito a Cagliari: serviva quindi un qualcosa che potesse proteggere gli abitanti.

Il rifugio ha una struttura molto semplice: il tetto è a spiovente, mente il corpo è composto da due blocchi rettangolari quasi sovrapposti, uno più lungo dell’altro. La struttura esterna è lunga circa 8 metri, larga 4 e alta 5: all’interno si trova la camera per rifugiarsi e vi si accede tramite due entrate, provviste di scalinata, di circa 60 centimetri; la suddetta camera è lunga 6 metri e larga 2, ed è interrata di 2 metri circa.

Sorprende quello che si trova all’interno su due delle quattro pareti: sono incise, a caratteri cubitali ma ormai consunti e quasi illeggibili per via del tempo, alcune parole, come una sorta di invocazione o preghiera di protezione, la cui lettura è oltremodo difficile; la trascrizione è la seguente: GESU MIO ()RICORD.

È possibile che altre costruzioni simili si trovino in via Montevecchio. In particolare sono due edifici fatti in cemento armato, che sbucano dal terreno: il primo per quasi un metro di forma conica, il secondo invece, ben più grande, è una sfera di oltre 3 metri.

Alberto Serra

Per approfondire:
FABIANI G, L’architettura della memoria, 2008.
Museo e Centro di documentazione Due Fonderie, 2016.
Wikipedia, 2016.

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