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San Gavino Monreale
mercoledì, 23 Giugno 2021

Evaristiani, la storia dei “paras arestis”

Emergenza sanitaria

Sulla strada che collega San Gavino Monreale con Guspini si trova un terreno (le cui coordinate sono: 39°32’27″N 8°45’12″E), ormai in completo stato di abbandono coperto da erbacce, in cui è presente una costruzione: vi si accede attraversando un portone – in pietra – e dopo si trova la statua del Cristo e in fondo il casolare/monastero composto da alcuni caseggiati costruiti in lardiri, oltre al pozzo in cui si dice annegò un confratello; tutto questo non era altro che una casa agricola aperta nella prima metà del XX secolo, che apparteneva alla Compagnia Evaristiani del Sacro Cuore, conosciuti a San Gavino col nome di paras arestis (che deriverebbe, forse, o da “frati evaristiani” – dal nome del fondatore Evaristo Madeddu o da “frati di campagna”).

Statua di Cristo
Statua di Cristo

Chi erano gli Evaristiani? Erano una congregazione fondata da Evaristo Madeddu, nato a Villaputzu nel 1890 e morto a Cagliari nel 1966. In realtà non si trattava di un vero e proprio ordine religioso, ma di comunità ecclesiastiche laicali (composte sia da maschi che da femmine), che diedero vita ad una serie di case-famiglia per orfani, malati e giovani disagiati. In queste comunità Madeddu predicava i valori evangelici e i suoi seguaci trascorrevano le giornate nella preghiera, nel lavoro e nel silenzio, riprendendo le antiche tradizioni monastiche benedettine. Insieme a “padre Evaristo” – come venne presto chiamato – i confratelli predicavano la virtù e la preghiera, aiutando le persone che apparentemente non avrebbero avuto alcun futuro.

Tra le regole significative che le varie comunità si diedero ci sono l’art.2: “scopo è quello di perseguire la santificazione dei propri membri, mediante una vita intemerata, dedita alla carità e alla fede cristiana, secondo i dettami della S. Chiesa Cattolica. Ricoverare, allevare, educare e avviare poi a un mestiere, secondo la loro inclinazione, i bambini orfani e comunque privi di assistenza, nei limiti consentiti dalle possibilità, si che possano un giorno essere onesti e laboriosi cittadini. Avvicinare la gioventù fuorviata e senza religione per condurla alla fede con la forza dell’esempio e la parola umile e fraterna. Promuovere opere di carità secondo le circostanze e i tempi, in soccorso del prossimo che versa in estrema miseria, sempre secondo le disponibilità dell’Opera”.

Oppure l’art.3: “l’ordine è e sarà composto di soli laici, con casa Madre a Donigala Fenughedu. Esso vivrà dei frutti del patrimonio e del lavoro dei suoi componenti, per i quali è prescritta un’occupazione, un’attività che produca direttamente o comunque che abbia per scopo la vita e la prosperità dell’Istituto”.

La comunità sangavinese nacque nell’agosto del 1935
e – benché ormai non più attiva – si prendeva cura sia dei problemi spirituali del paese ma anche di quelli materiali, intercedendo spesso presso il Comune per risolvere diatribe tra i cittadini e le istituzioni.

Alberto Serra

Per approfondire
Evaristiani.it, 2005.
CABIZZOSU, Evaristo Madeddu – Epistolario di un uomo Singolare, 2005.

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