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Evaristiani, la storia dei “paras arestis”

Sulla strada che collega San Gavino Monreale con Guspini si trova un terreno (le cui coordinate sono: 39°32’27″N 8°45’12″E), ormai in completo stato di abbandono coperto da erbacce, in cui è presente una costruzione: vi si accede attraversando un portone – in pietra – e dopo si trova la statua del Cristo e in fondo il casolare/monastero composto da alcuni caseggiati costruiti in lardiri, oltre al pozzo in cui si dice annegò un confratello; tutto questo non era altro che una casa agricola aperta nella prima metà del XX secolo, che apparteneva alla Compagnia Evaristiani del Sacro Cuore, conosciuti a San Gavino col nome di paras arestis (che deriverebbe, forse, o da “frati evaristiani” – dal nome del fondatore Evaristo Madeddu o da “frati di campagna”).

Statua di Cristo

Statua di Cristo

Chi erano gli Evaristiani? Erano una congregazione fondata da Evaristo Madeddu, nato a Villaputzu nel 1890 e morto a Cagliari nel 1966. In realtà non si trattava di un vero e proprio ordine religioso, ma di comunità ecclesiastiche laicali (composte sia da maschi che da femmine), che diedero vita ad una serie di case-famiglia per orfani, malati e giovani disagiati. In queste comunità Madeddu predicava i valori evangelici e i suoi seguaci trascorrevano le giornate nella preghiera, nel lavoro e nel silenzio, riprendendo le antiche tradizioni monastiche benedettine. Insieme a “padre Evaristo” – come venne presto chiamato – i confratelli predicavano la virtù e la preghiera, aiutando le persone che apparentemente non avrebbero avuto alcun futuro.

Tra le regole significative che le varie comunità si diedero ci sono l’art.2: “scopo è quello di perseguire la santificazione dei propri membri, mediante una vita intemerata, dedita alla carità e alla fede cristiana, secondo i dettami della S. Chiesa Cattolica. Ricoverare, allevare, educare e avviare poi a un mestiere, secondo la loro inclinazione, i bambini orfani e comunque privi di assistenza, nei limiti consentiti dalle possibilità, si che possano un giorno essere onesti e laboriosi cittadini. Avvicinare la gioventù fuorviata e senza religione per condurla alla fede con la forza dell’esempio e la parola umile e fraterna. Promuovere opere di carità secondo le circostanze e i tempi, in soccorso del prossimo che versa in estrema miseria, sempre secondo le disponibilità dell’Opera”.

Oppure l’art.3: “l’ordine è e sarà composto di soli laici, con casa Madre a Donigala Fenughedu. Esso vivrà dei frutti del patrimonio e del lavoro dei suoi componenti, per i quali è prescritta un’occupazione, un’attività che produca direttamente o comunque che abbia per scopo la vita e la prosperità dell’Istituto”.

La comunità sangavinese nacque nell’agosto del 1935
e – benché ormai non più attiva – si prendeva cura sia dei problemi spirituali del paese ma anche di quelli materiali, intercedendo spesso presso il Comune per risolvere diatribe tra i cittadini e le istituzioni.

Alberto Serra

Per approfondire
Evaristiani.it, 2005.
CABIZZOSU, Evaristo Madeddu – Epistolario di un uomo Singolare, 2005.

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