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Oceania: recensione del film Disney e viaggio in Nuova Zelanda

Oceania: recensione del film Disney e viaggio in Nuova Zelanda

Oceania: recensione del film Disney e viaggio in Nuova Zelanda

Oceania è il 56° Classico della Disney, il nuovo in Computer Grafica firmato dagli studios della Walt Disney Animation. Si viaggia verso la Polinesia: il popolo delle isole di Oceania era un grande navigatore ma ora non può più avventurarsi oltre il confine del “reef”. Vaiana è una giovanissima donna (doppiata nel cantato da Chiara Grispo) figlia del saggio capo villaggio Capo Tui Waialiki. La piccola ha qualcosa di speciale e nonostante i “no” del padre premuroso ma incoraggiata da Nonna Tala (voce Angela Finocchiaro) s’imbarcherà in una difficile missione per salvare il suo popolo. Prima di ridare coraggio a loro però ne serve un po’ a lei: ha bisogno dell’apporto di Maui semidio in disgrazia, un po’ pigro, un po’ spaccone. Insieme, come un mentore e un allieva, e viceversa, attraverseranno l’oceano e i suoi pericoli: enormi creature feroci e ostacoli impossibili. O forse no. Oltre quelle di Chiara Grispo e Angela Finocchiaro, tra le voci italiane c’è quella di Raphael Gualazzi (Tamatoa) mentre la canzone finale è firmata da Sergio Sylvestre e Rocco Hunt. Di seguito il trailer di Oceania.

Si gira il mondo con la Disney dopo il rosso fulvo celtico di Merida in Ribelle, il Nord di Frozen e l’anno scorso una città che era insieme San Francisco e Tokyo in Big Hero 6, il globo animato gira per arrivare nella calda e azzurra Polinesia. Ron Clements e John Musker, già registi di indimenticabili Disney come La Sirenetta, Aladdin e Hercules, filmano per la prima volta completamente in digitale. Per il loro lavoro si sono recati più volte proprio in Polinesia, a Tahiti, poi negli stati di Samoa e delle Isole Fiji apprendendo tradizioni e racconti, le danze tradizionali come la famosa Haka dei Maori. Immergendosi nella Cultura che hanno ritratto poi in Oceania e contaminandola con miti occidentali da Prometeo all’Odissea.

Immergendosi, è proprio il caso di usare questo verbo perché la prima cosa che colpirà di Oceania è il personaggio meno tradizionale ma più incisivo: l’Acqua. C’eravamo già stupiti in positivo di come quest’elemento sia stato reso ne Il viaggio di Arlo ma in Oceania il livello sale. Grazie a un incredibile lavoro di Computer Grafica la “volumetria” dell’elemento principale del film è palpabile nella forma, nella concretezza che permette dunque di rendere l’Acqua un vero e proprio personaggio del cast, ispirata, come hanno ammesso i registi, a quella di Abyss di James Cameron. Non solo: per gli amanti dell’eccellenza tecnica, c’è da notare la resa dei capelli, una delle cose più critiche da realizzare per ogni animatore, e la pelle, molto fisica, cangiante, insomma umana.

Oceania: recensione del film Disney e viaggio in Nuova Zelanda

Oceania: recensione del film Disney e viaggio in Nuova Zelanda

Non è solo una questione di mera tecnica, ma un livello di precisione così alta e accurata permette un maggior coinvolgimento nella storia innalzando il realismo in un film non fatto per essere realista come quello d’animazione per bambini. Per la sua “umanità” il dettaglio in Oceania è una delle chiavi per entrare nel cuore della storia, dei valori messi in campo, e intravedere l’evoluzione nei personaggi femminili sulla sponda Disney negli anni. Si potrebbe partire da Ariel de La Sirenetta visto che a dirigere sono Clements e Musker, e accelerando arrivare alla già citata Merida di Ribelle, alle sorelle Elsa e Anna di Frozen e giungere a Vaiana. Tutti personaggi femminili, in particolare queste ultime tre, che non aspettano il principe azzurro. O meglio: l’uomo che le salva non è il loro obiettivo, il focus del racconto. Il centro del loro mondo sono loro stesse.

Questa volta però c’è qualcosa in più: Oceania non ha una storia d’amore, una cosa incredibile per la narrativa Disney o forse no. Forse arrivata in ritardo ma comunque va rilevata. Tra i suoi pari o superiori nessuno dubita della forza di Vaiana a divenire leader se non lei stessa, come è legittimo che sia. Difatti poi, come consuetudine nei lavori Disney o Disney-Pixar recenti, quella del personaggio diventa una storia di “confine”. Di varcare la linea d’ombra che questa volta ha il colore blu profondo del reef, la barriera corallina.

Da un punto di vista di valori tematici ed estetici Disney fa ancora centro. Non a livello del precedente e bellissimo Zootropolis, film densissimo, ma comunque Oceania ha la sua ricchezza in forma e sostanza . Qualche difetto però permane: i “cattivi”, molto statici nella loro psicologia mentre visivamente straordinari, e le “spalle”. I personaggi comprimari sono sempre stati una specialità della casa di Burbank ma il maialino vietnamita Pua e il gallo imbranato HeiHei non risultano indimenticabili. Quello che rimarrà nel cuore, peccato che non sia sfruttato a dovere, è il piccolo Maui tatuato, alter ego del massiccio semidio con le fattezze animate che ricordano Dwayne “The Rock” Johnson, attore che gli dà la voce in originale. Quello che invece ricorda Little Maui è un po’ l’Hercules Disney degli anni Novanta, proprio girato da Musker e Clements.

Preso nei suoi particolari, Oceania sarà ricordato per diversi elementi che vi abbiamo già illustrato: l’Acqua, la mancanza di una storia d’amore, il design dei personaggi. Il risultato globale non è forse all’altezza del passato recente ma comunque resta un film Disney di buona qualità, che promette ciò che mantiene e non deluderà coloro che aspettano il cartone sotto l’albero firmato Disney.

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