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lunedì, Luglio 6 2020

Un caso di digital marketing nell’edilizia: Giancarlo Spanu

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Nel mondo odierno comunicare online è diventato fondamentale. Sempre più aziende si affidano a professionisti del settore per poter ampliare il parco clienti e promuovere i propri prodotti, con risultati spesso positivi. A San Gavino Monreale c’è chi ha fatto di internet il pane quotidiano, ritagliandosi uno spazio importante nel settore dell’edilizia: Giancarlo Spanu ha lasciato il precedente lavoro circa un anno e mezzo fa ed ha iniziato un lungo percorso rivolto al digital marketing.

Un caso di Digital marketing nell'edilizia: Giancarlo Spanu
Un caso di Digital marketing nell’edilizia: Giancarlo Spanu

I suoi video vengono seguiti da tanti utenti e finora hanno attivato l’interesse di diverse aziende. È interessante parlare con lui di social media e comunicazione online, in un settore che sembra non interessare più di tanto questo tipo di buone pratiche. Capire come un ragazzo può approcciarsi a questa professione e come funziona.

Oggi un po’ tutti provano a lavorare coi social. È possibile farlo dal nulla? A chi si devono rivolgere le aziende?
È necessario che ci sia almeno un minimo di formazione per chi vuole farlo per lavoro. Per le aziende occorre rivolgersi a professionisti per evitare di perdere tutto. Online ci sentono un po’ tutti: se diciamo una cosa buona ci sentiranno in tanti, se diciamo una fesseria la voce si amplificherà di più e rimarrà anche nel futuro. Quindi è molto importante che lo facciano in tanti e che lo facciano bene.

Come avviene il contatto con le aziende?
Proporsi, almeno nel mio caso non funziona, anche perché sono servizi di alto costo. Faccio un video a settimana dove parlo di edilizia e di marketing legato all’edilizia e chi vede il mio video può sentire la necessità di migliorare la propria azienda. Dopo avermi seguito, può chiedere una prima consulenza e poi valuta se proseguire, anche perché i costi non sono solo legati alla mia consulenza, ma anche al grafico, all’esperto di siti web, il fotografo, il videomaker… insomma tutta una serie di costi che chi mi contatta deve valutare prima di iniziare a lavorare.

Si lavora dunque molto in team?
Sì, chiaramente. Io faccio la strategia di marketing dove mi occupo di tutto. Ma se ho necessità di fare delle grafiche più convincenti devo necessariamente rivolgermi ad un grafico. I siti web non li faccio io, faccio il progetto. Chiaro che un equipe di 5/6 persone ha un prezzo elevato, ma bisogna cercare di offrire varie soluzioni in modo da far accedere più imprese al mondo del marketing.

Fare video funziona? Occorre essere influencer sui social media?
Sì, funziona. Generalmente per ogni video che faccio ricevo 2/3 richieste di preventivo, 2/3 telefonate per conoscere meglio quello che faccio. Ogni video viene condiviso sia con nuovi potenziali clienti e sia con chi mi ha chiesto preventivi in passato attraverso una newsletter dove la persona in questione riceve miei aggiornamenti. Occorre essere influencer? Non è sempre necessario, ma è una delle strategie. Penso che i micro-influencer siano quelli che funzionano meglio: sono quelle persone che hanno un piccolo blog o una pagina facebook, hanno una voce su un campo ben specifico. Le aziende sfruttano quel piccolo seguito per avere dei vantaggi di traffico sul proprio sito o sulla propria pagina social.

A livello locale quanto funziona essere presenti strategicamente sul web?
A livello locale funziona tantissimo perché i social di oggi permettono di andare ad attivare persone che vivono nel luogo in cui una azienda vuole lavorare. Noi siamo in grado oggi di avere una precisa targetizzazione: possiamo conoscere il sesso delle persone, sapere se sono sposati o fidanzati, se cercano noi e i nostri servizi o quelli di qualcun altro. A livello locale ci sono tantissime opportunità.

Che tipo di lavoro è rimasto a livello offline?
Il lavoro offline è l’aspetto ancora più importante. L’online serve per potenziare il lavoro fatto fuori dal web: offline possiamo prendere dati, informazioni che altrimenti non potremmo. Pensiamo a quando andiamo da Ikea e ci offrono la Ikea card, regalandoci quasi un caffè. Questo serve all’azienda per capire le abitudini dei clienti e così facendo attivano una serie di reminder online per convincerti a tornare nel negozio ad acquistare.

Simone Spada

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