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Non sono nuovi questi miasmi, quest’odore vomitevole che invade il nostro paese durante le nostre estati. L’origine: a ridosso dell’estate si procede alla pulizia dei depuratori delle acque civili e industriali sia delle città sia delle province.

I residui solidi e semisolidi che depositano nelle vasche dei depuratori vengono prelevati e smaltiti. Dove vengono smaltiti? Nei terreni agricoli di coloro che autorizzano lo scarico.

Lo smaltimento è autorizzato dalla legislazione italiana, questi dovrebbero contenere pochissimi elementi inquinanti, però ultimamente  il governo, per mantenerli nei limiti di legge, ha autorizzato l’aumento delle percentuali di idrocarburi che i liquami possono contenere. La legge prevede anche che i fanghi, una volta prelevati, dovrebbero essere trattati opportunamente prima di essere sparsi sui terreni.

Ma si sa come vanno le cose in Italia. Intanto la legislazione Regionale prevede che i controlli biochimici sui fanghi possono essere eseguiti una volta all’anno per i comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti, inoltre i controlli sono eseguiti dalla stessa ditta che effettua la distribuzione; pertanto se ipoteticamente un primo controllo non dovesse rispettare i parametri, si può sempre effettuarne un secondo .

Ma non è questo il problema. Per evitare che i fanghi residui dei depuratori rilascino i miasmi o meglio la puzza sono previsti diversi trattamenti in specifici stabilimenti, solo dopo si può procedere allo spargimento nei terreni agricoli. Tali procedimenti sono elencati nella disposizione di legge della Regione Sardegna.

Documenti fotografici attestano che non vi è stato alcun trattamento e che i liquami vengono scaricati spesso senza alcun trattamento e senza spargimento; direttamente dai mezzi di trasporto in cumuli.

Questi pochi elementi ci consentono di credere che la puzza potrebbe essere evitata operando secondo quanto stabilito dalla legislazione della Regione Sardegna. L’accertamento affinché tutti i procedimenti siano attuati a regola d’arte può essere verificato tramite un controllo sull’iter documentario.

Sarebbe il caso che gli organi competenti procedano in proposito.

Pietro Scano
Libero Secci

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