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lunedì, 30 Marzo 2020

Lettera aperta al Premier Conte, un grido disperato delle Partite IVA

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Egr. Presidente Conte,
in questo particolare e triste momento in cui il Paese soffre a causa del coronavirus c’è una categoria di lavoratori senza diritti e tutele: Le Partite IVA.

Oltre alla paura del contagio si sommano ansia e preoccupazioni per il nostro futuro. Un futuro che è sempre stato precario e cagionevole ma che adesso è ancora più incerto e burrascoso. Questo è il momento della sincerità, di scoprire le carte in tavola e affrontare i problemi ascoltando realmente e con umiltà le parti coinvolte.

Il decreto appena varato non rende merito ne ai liberi professionisti ne a tutte le P.IVA coinvolte dai commercianti agli artigiani passando per le PMI. Queste categorie sono il fulcro essenziale del sostentamento del nostro Paese e rappresentano l’ossatura dell’economia italiana.

Il decreto “Cura Italia” doveva supportare imprese e lavoratori ma cosi non è stato. 500/600€ una tantum per un libero professionista è come una doccia fredda che arriva in un momento di grande crisi e preoccupazione, che va a vanificare anni di sacrifici, studi e specializzazioni.

Ci sono attività come bar, ristoranti e pizzerie che a causa della chiusura forzata avranno serie difficoltà a ripartire. Le bollette arrivano senza sosta, gli affitti dei locali commerciali e le gestioni vanno pagate, i fornitori e la merce, anche se ferma, va saldata. Ci sono poi gli esercizi commerciali che da decreto sono rimasti aperti perché individuati come erogatori di beni di prima necessità. Io faccio parte di uno di questi esercizi, ogni giorno la paura è tanta, quella di ammalarmi e non avere nessuna tutela da parte dello Stato, uno Stato da cui mi sento abbandonato e lasciato in disparte.

Non dimentichiamo che le Partite IVA sono una categoria di lavoratori con grande dignità e senso civico, quello che chiedono a gran voce sono i diritti che spettano per Costituzione, non chiedono di vivere di assistenzialismo o alle spalle dello Stato, chiedono di poter vivere dignitosamente del loro lavoro. Per fare questo occorre abbassare drasticamente la pressione fiscale, che di fatto uccide le imprese e impoverisce chi riesce a resistere con enormi sacrifici.

Aprire la serranda è diventato estremamente difficile, le piccole e medie imprese pagano il 53% di imposte di tutto il sistema produttivo, una tassazione sproporzionata che le mette in ginocchio, toglie la dignità e crea una situazione di grande disagio. Oltre alla pressione fiscale le PMI devono fare i conti con la concorrenza sleale; perché caro Presidente, la chiusura delle piccole imprese, è legata indissolubilmente al mercato online, a causa dei colossi con fatturati miliardari che pagano una cifra irrisoria allo Stato italiano. Occorre una WEB TAX forte che vada a tutelare ora più che mai le piccole attività e il commercio di città e paese.

Al contrario di altre categorie di lavoratori i titolari di Partita IVA , autonomi e liberi professionisti, non hanno diritto a godere di permessi o ferie retribuite, non sono previsti periodi di malattia retribuita o altre indennità. Se a causa della forte crisi e delle scarse politiche economiche l’impresa fallisce e chiude i battenti non è possibile richiedere l’indennità di disoccupazione Naspi. Per l’effettivo lavoro che svolgono non hanno assolutamente nulla in cambio, nonostante paghino imposte e versano contributi previdenziali non hanno diritto ad alcuna tutela.

Da qui caro Presidente lo Stato deve ripartire. Posticipare le scadenze di un mese e poco più non risolve il problema che affligge le Partite IVA. Per tutto il 2020 andrebbero congedati i pagamenti di IVA e INPS, andrebbero bloccati gli acconti di ogni tipo e abbassata drasticamente la pressione fiscale per dare sollievo e restituire una boccata di ossigeno alle imprese in seria difficoltà.

Siamo stati per decenni il bancomat dello Stato questo non è più tollerabile da un Paese civile e democratico come il nostro.

Ci tengo poi a ricordare caro Presidente che i piccoli imprenditori e gli artigiani non sono degli incalliti evasori ma eroici operatori economici che rappresentano di fatto l’ossatura del sistema economico. Per questo vanno aiutati e non emarginati.

Il mio pensiero va a tutti i lavoratori che si stanno adoperando per mandare avanti il Paese, dagli operatori sanitari che con grande abnegazione, senso del dovere e sacrifici stanno in prima linea, dentro le trincee di una sanità che è stata impoverita e spolpata, agli operai che mandano avanti le fabbriche, ai camionisti, autisti dei mezzi pubblici e tutte quelle figure indispensabili per un Paese che deve resistere e farsi forza.

La saluto Caro Presidente con l’auspicio che questa emergenza sanitaria finisca presto, auspicando manovre che tutelino tutti i cittadini di questo Paese, senza aumentare il divario che purtroppo è ancora reale tra cittadini di serie A e di serie B.

Distinti saluti
Claudio Seda

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