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lunedì, 19 Ottobre 2020

Coronavirus, dove finisce il diritto alla privacy e comincia la tutela dell’interesse della collettività?

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Ci risiamo. Dopo l’annuncio del secondo caso accertato di contagio da Covid-19 a San Gavino Monreale, è scattata nuovamente la “caccia al nome”. C’è chi chiede nomi e indicazioni più precisi, qualcuno è perfino arrivato a chiedere una “lista” non solo contenente tutti i nomi dei positivi accertati, ma anche dei soggetti “sospettati” o in isolamento preventivo.

In questi giorni di paura da coronavirus il dibattito è di grande attualità. Bisogna innanzitutto ricordare che ci sono leggi sui dati sensibili e anche regole non scritte che è bene sottolineare.

E ci riteniamo orgogliosi di vivere un uno Stato che tutela i più deboli (in questo caso i contagiati, provati fisicamente e psicologicamente dalla condizione di malattia).

A tracciare la linea da seguire è Antonello Soro, Garante per la Privacy, che sul sito garanteprivacy.it, afferma che vanno tutelati entrambi gli interessi, sia del malato che della collettività. “Sono informazioni delicate e sensibili – spiega Soro – Tuttavia, l’emergenza legata all’epidemia comprime alcune libertà. Penso ai cittadini che sono nelle caserme per la quarantena proprio per evitare i contagi. In casi così il diritto alla privacy subisce delle limitazioni. Va sottolineato,  comunque, che tutto questo insieme di informazioni deve essere gestito con la giusta cautela da chi si occupa dell’emergenza. E quindi, nel caso attuale, saranno la Protezione Civile e gli ospedali a dover valutare fino a che punto i cittadini vadano informati. Non è utile, anzi è pericolosa – aggiunge Soro – la rincorsa alle informazioni. Anche perché la priorità resta quella di tutelare chi si trovi già in situazioni di sofferenza”.

Per Francesco Micozzi, docente di Informatica Giuridica all’università di Perugia, afferma che “vanno eliminati gli agganci tra il dato personale e la necessità di informare e lo si può fare rispettando l’anonimato. Esempio: arriva in Italia una persona con coronavirus, è necessario che venga rivelato il nome? Evidentemente no. Si metteranno in contatto con lui coloro che hanno il compito di gestire l’emergenza. E i suoi dati personali dovranno rimanere in possesso solo degli operatori sanitari, e in questo caso anche dalla protezione civile. Saranno loro stessi a informare tutte le persone che sono entrate in contatto con chi ha il virus o si sospetta che lo abbia, ma possono farlo senza dame le generalità. Altrimenti il rischio che si corre è una pericolosa caccia all’untore”.   

Insomma, nessun dubbio su quale sia il giusto “protocollo” da seguire. Cerchiamo di rispettarlo, tutti insieme.

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