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San Gavino Monreale
domenica, 20 Settembre 2020

Critiche costruttive e confronti con altre realtà sulle mascherine e l’obbligo di usarle in pubblico

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A commento della pubblicazione, nella data di ieri, di un’ordinanza con decorrenza immediata sull’obbligo di indossare le mascherine a San Gavino Monreale, vorrei mettere a confronto i provvedimenti presi dal Comune di San Gavino con quelli presi dalla città di Jena, la prima città tedesca a imporre l’uso obbligatorio delle mascherine, per aiutarci a valutare eventuali errori e, se possibile, trovare dei modi per porvi rimedio:

1) Da IERI, 6 aprile, nella città tedesca è entrato in vigore l’obbligo di indossare mascherine. Da ieri, quindi come a San Gavino. Ma…

2) a differenza di San Gavino, la popolazione di Jena era avvertita dalla settimana prima che il lunedì successivo (6 aprile 2020) sarebbe entrato in vigore l’obbligo. Non basta questo…

3) in previsione di quest’obbligo, la città ha organizzato sin da almeno dieci giorni prima una CAMPAGNA (con tanto di locandine, video e altro materiale, anche per coloro che non utilizzano i social media) a favore dell’uso delle mascherine che prevede:

a) la costituzione di una rete di sarte che preparano mascherine per la popolazione (non ditemi che a San Gavino, città del Carnevale, mancano le sarte…);

b) l’organizzazione di una rete che distribuisce mascherine per prevenire la difficile reperibilità con l’obiettivo di distribuire 10.000 a partire dal 31 marzo (quindi una settimana prima dell’obbligo);

c) la possibilità di contribuire alla realizzazione di mascherine per fare in modo che arrivino a tutti. Abbiamo visto che l’aspetto solidale a San Gavino non manca di certo, per cui si potrebbe persino pensare di donare queste (avendole!), insieme con alla spesa sospesa;

d) la possibilità di contribuire (acquistando le mascherine, ma anche donando i materiali alle sarte o mettendo a disposizione il proprio lavoro) alla preparazione delle mascherine;

e) oltre al sito della città dedicato al coronavirus (in inglese volendo), è stato preparato con largo anticipo un sito dedicato alle campagna per le mascherine, in cui si spiega il loro uso e in cui si trova persino una guida scaricabile su come fabbricarsi in casa le mascherine lavabili a partire da tessuti in cotone. E, infine, ma questo apparirà un dettaglio minimo…

f) c’è anche un’attenzione all’aspetto ecologico, non solo perché si incentiva l’utilizzo di mascherine riutilizzabili, ma anche perché si suggerisce di utilizzare mascherine in cotone, lavabili quindi ad alte temperature (60°-90°), che disinfettano con il normale sapone senza dover ricorrere a sostanze inquinanti.

In questo modo, la città si è preparata con largo anticipo all’obbligo e soltanto dopo questa fase preparatoria, ieri, l’obbligo è potuto scattare senza trovare la maggior parte della popolazione impreparata. Quanto di tutto ciò è stato fatto a San Gavino? Capisco che ci troviamo in un paesone, dove tutto è ridimensionato, eppure molti sono stati colti impreparati dall’ordinanza che, paesone o meno (la stessa cosa varrebbe, ancora di più, per la città di Cagliari!), dimostra una certa inadeguatezza nel mettere in atto certi meccanismi, diciamo, limitatamente a questo caso, “democratici”.

È pur vero che sappiamo tutti da un mese che il virus “è tra noi”, come si dice, e che per evitare di diffonderlo dovremmo usare la mascherina (che protegge in minima parte noi, ma soprattutto gli altri da noi).

Ma la cosa che si vuole sottolineare è questa (tra l’altro, già messa in evidenza da altri a commento dell’articolo pubblicato ieri sera): non è possibile imporre un obbligo (o un divieto) senza assicurarsi che vi siano le condizioni per poterlo adempiere.

La.F.

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