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mercoledì, 23 Settembre 2020

Calcetto e sport da contatto, perché non si riprende a giocare?

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La scelta del Governo Italiano di “non decidere” sula ripresa degli sport di contatto (tra cui calcio e calcetto, ma anche altri sport come basket o arti marziali) fa discutere e lascia spazio a molte perplessità.

Su questa situazione, che di fatto blocca non solo il ritorno in campo, ma anche le attività di migliaia di centri sportivi, è intervenuto il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, che ha invitato il Governo a prendersi le proprie responsabilità.

Nonostante questo, il calcetto – probabilmente lo sport più praticato e diffuso tra gli amatori – resta vietato in tutte le regioni tranne Sicilia, Puglia e Liguria. In queste regioni, i rispettivi Presidenti hanno emesso delle ordinanze per la riapertura dei centri sportivi. Perché in alcune regioni sì, e in altre no? I cittadini italiani non sono forse tutti uguali? E che differenza c’è tra chi gioca nei parchi, o affolla i ristoranti, i bar, i locali notturni, le piazze (spesso senza mascherine e/o rispettare il distanziamento sociale) e chi invece vorrebbe tirare due calci a un pallone all’aria aperta, in totale sicurezza?

Nel grafico della Protezione Civile il confronto – oggettivo – dei numeri nelle varie Regioni. In Sardegna ci sono attualmente solo 14 positivi al coronavirus, di cui 6 ricoverati e 8 in isolamento domiciliare. Il rischio di un potenziale focolaio è minimo. Siamo sicuri che lo sport all’aria aperta sia più pericoloso delle altre attività, permesse da oltre un mese?

E perché in Sicilia, con i suoi 127 positivi, in Puglia, con 147 positivi, o in Liguria, con ben 277 positivi, si può giocare?

In questi giorni tantissimi cittadini sardi stanno scrivendo a Christian Solinas (all’indirizzo email presidente@regione.sardegna.it) per chiedergli un passo avanti decisivo anche per lo sport in Sardegna. La salute psico-fisica dei suoi cittadini, e la fine del dramma economico vissuto dai gestori dei centri sportivi, passa dalle sue mani.

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