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giovedì, 29 Ottobre 2020

Diabetologia in Sardegna, regole chiare per le visite ai malati

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DIABETOLOGIA – I medici diabetologi della Sardegna chiedono regole chiare e certe per gestire in sicurezza le visite ai malati. Eccole le proposte dell’Associazione Medici Diabetologi sardi per riaprire gli ambulatori.

Regole chiare e certe per riaprire gli ambulatori e gestire in sicurezza le visite ai pazienti, continuando a dare spazio anche alla teleassistenza.

Lo chiede, e lo propone, l’AMD, Associazione Medici Diabetologi della Sardegna, in un documento indirizzato all’Assessore Regionale alla Sanità, Mario Nieddu, con l’obiettivo di organizzare la “fase 2” e riavviare, gradualmente, l’attività in tutte le strutture di sostegno ai malati, con il dovuto distanziamento fisico.

In Sardegna sono 120mila i pazienti affetti da diabete, un tasso di incidenza record, secondo solo a quello della Finlandia. Tra i 120mila, 12mila adulti sono insulino-dipendenti e a questi si aggiungono 1500 ragazzi sotto i 15 anni. 

Se nella “fase 1” abbiamo gestito l’assistenza sostituendo tutte le visite programmate con procedure di teleassistenza – afferma Gianfranco Madau, Presidente Regionale AMD supportando i nostri pazienti, condividendo con loro le strategie di cura e riprogrammando le visite secondo i bisogni specifici di ogni paziente, in questa “seconda fase” non abbiamo avuto alcuna indicazione specifica su come operare”.

Le indicazioni generali, date dai vari Decreti ministeriali, prevedono un incremento del tempo previsto per le visite, di ulteriori 15 minuti, necessari per eseguire le procedure di sanificazione tra una visita e l’altra, e scongiurare l’affollamento delle sale d’attesa dei presidii sanitari.

Considerando la portata dell’affluenza dei nostri pazienti alle Unità di diabetologia – continua Madauè evidente la necessità di trovare nuove soluzioni per gestire il loro bisogno clinico. L’esperienza maturata in questi mesi sulla telemedicina, risulta preziosa e può permettere di trovare delle risposte a queste criticità”.

Per questo l’Associazione ribadisce la necessità che alla visita in teleassistenza venga riconosciuto da parte delle Istituzioni (Regione e Aziende Sanitarie) una tracciabilità  amministrativa e un inquadramento ben chiaro rispetto alla  stessa prestazione effettuata in presenza. 

All’Assessore abbiamo più volte ribadito l’importanza dell’esecuzione delle visite con questa modalità – ribadisce Luisa Porcu, consigliera AMDriteniamo che solo in questo modo si potrà continuare a garantire a tutti i nostri pazienti delle risposte adeguate, considerata la prevalenza del diabete e i grandi numeri di prestazioni”.

La proposta dei medici diabetologi è quella di individuare la percentuale di visite programmate che si possono continuare a svolgere in modalità di Teleassistenza  accompagnate da tutte le procedure che in questo periodo sono state gestite in remoto (come, per esempio, i piani terapeutici e la prescrizione di farmaci compresi quelli in DPC), per poter garantire l’assistenza a tutte le persone con visita programmata, differibile e urgente considerato il ridotto numero di visite ammesse  in presenza.

Considerando una normale giornata di lavoro di sei ore, che prevedeva in media 15-17 visite programmate  – scende nel dettaglio Luisa Porcucon le indicazioni attuali si ritiene che almeno 5 visite per sessione non possano essere svolte in presenza. Si deve ipotizzare che i pazienti esclusi dalle visite in presenza debbano essere seguiti in teleassistenza che necessita comunque di organizzazione e di tempo calcolato in almeno due in più ore ogni sei ore attuali”.

La necessità di garantire ai pazienti una corretta assistenza, significa mettere a disposizione maggiori risorse con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno.

Tutto questo rappresenta una nuova sfida – prosegue Madauci sarà la necessità di un reale coinvolgimento della medicina del territorio e dei medici di medicina generale e dei pazienti. Ferma restando l’importanza della visita in presenza per tutti i nostri pazienti, con l’esperienza maturata nella “fase uno”, potremo essere in grado di costruire una rete di sostegno attraverso le competenze professionali e la tecnologia, che supporterà meglio gli obiettivi di salute condivisi coi nostri pazienti”.

Questa epidemia – conclude il Presidentepur con le tante difficoltà create, crediamo potrà anche offrire delle nuove opportunità di crescita e miglioramento”. 

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