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lunedì, 8 Marzo 2021

DPCM e chiusure: al posto di consigli sui social, agiamo: aiutiamo le attività più colpite!

Emergenza sanitaria

Dopo l’ufficialità del DPCM del 25 ottobre 2020 e la conferenza stampa di Giuseppe Conte di stamattina, che ha tenuto incollati alla tv milioni di italiani, è partita la gara sui social per trovare la “ricetta anti Covid” alternativa e più efficace rispetto a quella del Governo.

Ogni opinione è (quasi) sempre rispettabile, ma la sensazione è che sia facilissimo “trovare soluzioni”… finché non lo si deve fare davvero. Più complicato è, invece, trovarsi ad amministrare un Paese nel momento storico più complicato dal secondo dopoguerra in poi.

Dato che chi scrive su questa testata non ha i titoli per suggerire soluzioni a Giuseppe Conte e al suo esecutivo, possiamo provare a proporre “soluzioni dal basso” per sostenere l’economia locale, cercando di tamponare i danni che inevitabilmente deriveranno dal nuovo DPCM.

Come fare? Semplicissimo, ma probabimente efficace. Chi ha la possibilità si avvalga – magari un po’ più spesso – dei servizi da asporto e consegna a domicilio delle attività locali (bar, gelaterie, ristoranti, pasticcerie, pizzerie, ad esempio) che saranno costrette a smettere di servire ai tavoli alle 18:00. I soldi che non possiamo spendere seduti ai tavoli nel prossimo mese, investiamoli comunque nei locali del nostro paese.

Mangeremo (a casa) una pizza o un panino un po’ più spesso, berremo un caffè in più, prenderemo un dessert extra per il nostro dopopranzo. Ma sarà per un’ottima causa! Così facendo, avremo modo scendere in campo attivamente con una misura di contrasto rapido alla crisi. I commercianti locali hanno bisogno di sostegno immediato, non possono aspettare i tempi burocratici di INPS, Agenzia Entrate o dei Comuni (che anche a San Gavino Monreale si stanno rivelando più lunghi del previsto, purtroppo).

In assenza di soluzioni complicate e di un master in macroeconomia, questo è il nostro unico suggerimento per “fare sistema” e sostenere attivamente la nostra comunità. Diamoci una mano da subito, senza aspettare che siano sempre altri a fare il primo passo.

Siamo noi il cambiamento che vogliamo vedere nel nostro Paese! Chissà, magari a qualcuno verrà voglia di imitare il nostro buon esempio.

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