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San Gavino Monreale
lunedì, 21 Giugno 2021

Intervista a Gino Montanari, uno dei capostipiti dei tatuatori sardi

Emergenza sanitaria

Essere tatuatori nel 2020 è una sfida ardua, ma sempre affascinante. Gli artisti del disegno sulla pelle hanno subito un duro colpo a causa dell’emergenza sanitaria, che ha imposto alla categoria un lunghissimo stop durante il lockdown e regole ferree alla riapertura.

Ma niente può fermare una passione così grande. Una filosofia, più che un semplice mestiere. Per conoscere meglio questo mondo abbiamo raggiunto, nello studio Roots Tattoo in viale Rinascita a San Gavino Monreale, quello che può essere considerato uno dei capostipiti dei tatuatori sardi. Parliamo di Gino Montanari, 50 anni, che ha iniziato a tatuare gli amici fin da ragazzino. Una passione diventata poi la professione di una vita.

Ciao Gino, sei il primo tatuatore professionista di San Gavino Monreale e uno dei primissimi in tutta la Sardegna. Quando hai iniziato a tatuare e come è cambiato il tuo mestiere negli ultimi anni?

Avevo circa 18 anni e ho iniziato un po’ per caso, a dire la verità mi sono sempre piaciuti i tatuaggi, quando li vedevo sulle altre persone li guardavo con ammirazione. Un giorno ho deciso di costruirmi la macchinetta con un motorino di un walkman e una penna Bic. Diciamo che i risultati non erano dei migliori, ma dai a quell’epoca non esistevano video su YouTube che ti insegnavano a tatuare. Anzi non esisteva proprio YouTube! Poi piano piano, a forza di rovinare la pelle agli amici, ho imparato un po’ le tecniche e dopo un anno ho deciso di comprarmi la macchinetta professionale. I risultati erano sempre migliori e ho deciso di farne una professione. Diciamo che dopo 30 anni le cose nel mondo del tattoo sono cambiate: attrezzatura migliore, colori migliori e l’esperienza mi hanno reso un vero professionista.

Come funziona il lavoro del tatuatore? I clienti ti portano un disegno preciso da copiare oppure ti chiedono di creare un’opera originale per loro?

Tratto i clienti come amici, a volte portano dei disegni scaricati da internet, ma cerco sempre di convincerli a farsi un tatuaggio unico. Copiare i tatuaggi da altri non sarebbe professionale, ma se insistono cerco di modificarli in modo da renderli unici e personali.

La tua carriera è lunghissima, ormai. Nel tuo studio sono passate diverse generazioni a farsi tatuare. Cosa è cambiato nelle richieste dei tuoi clienti? Ci sono mode “passeggere” oppure c’è una costante, nei disegni sulla pelle?

Diciamo che adesso è una moda, anche se non deve esserlo! Le cose sono cambiate molto dall’avvento delle trasmissioni televisive dedicate ai tatuaggi, che in un certo qual modo hanno rovinato questo mondo, creando improvvisazione e caos. Io, in 30 anni di carriera, ho sempre cercato di rispettare l’arte del tatuaggio come una filosofia di vita e non di una moda.

Il 2020 è stato un anno terribile per il settore del benessere e della cura della persona. Anche per i tatuatori non è sicuramente stato facile, tra chiusure e regole ferree per la tutela della salute. Quali sono le maggiori difficoltà del tuo mestiere?

Si il 2020 è stato terribile per tutti. Noi ne abbiamo sofferto come gli altri, anche se il nostro codice ci impone regole ferree riguardo l’igiene nostra e dei nostri clienti. Poi gli improvvisati ci hanno dato il colpo di grazia, attirando la gente per due lire e rovinandola a vita. Per fortuna, comunque, ci sono i professionisti in grado di coprire gli obbrobri creati da sta gente senza scrupoli.

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