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giovedì, 6 Maggio 2021

La zona arancione costa 1 milione di euro agli agriturismi sardi

Emergenza sanitaria

Costa 1 milione di euro la zona arancione ai 150 agriturismi sardi. È quanto stima Coldiretti Sardegna  per la chiusura delle strutture agrituristiche per le prossime due settimane, la seconda delle quali cade a Pasqua.

Una doccia fredda che si aggiunge ad un anno che li ha visti quasi sempre chiusi, sempre durante le festività e comunque lavorare a metà servizio per garantire il distanziamento a tavola.

Il passaggio alla zona bianca aveva rappresentato una grandissima boccata di ossigeno per i cuochi contadini di Campagna Amica che ormai stavano pregustando il tutto esaurito per Pasqua e Pasquetta dopo un anno orribile fatto solo di perdite.

Ma per il secondo anno consecutivo a Pasqua rimarranno chiusi, cosi come lo sono stati lo scorso Natale e cosi come hanno dovuto rinunciare a tutte le cerimonie, alle attività di didattica e a tutte le iniziative e servizi che queste aziende multifunzionali garantiscono a contatto con la terra e gli animali in ampi spazi.

Anche i sardi (che rappresentato la stragrande maggioranza dei clienti e prenotazioni in questo momento), dopo un anno di confinamento, con la zona bianca stavano riassaporando un po’ di libertà nel rispetto delle regole anti-Covid e stavano preferendo come meta soprattutto le aziende agricole agrituristiche.

Ma il danno per il mondo agricolo agrituristico sardo è molto più ampio visto che conta circa 900 strutture e oltre 44mila posti a sedere.

“Il passaggio alla zona arancione con l’inizio della primavera e in concomitanza con la Pasqua che rappresenta la festa delle scampagnate in campagne – sottolinea il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbucolpisce pesantemente il settore agrituristico ed è un colpo ancora più pesante perché arriva direttamente dalla zona bianca che in qualche modo stava facendo rifiatare e riprendere fiducia a tutto il settore”.

“Pur non entrando nel merito della decisione del passaggio alla zona arancione e la conseguente chiusura delle strutture di ristorazione che si basa su dati scientifici dei quali non discutiamo – dice la presidente di Terranostra Sardegna Michelina Mulasoccorre comunque sottolineare che gli agriturismi, soprattutto con l’arrivo della primavera e del bel tempo, garantisco ampi spazi e fanno dell’aria aperta e contatto con la natura il proprio punto di forza. Ci adeguiamo alle decisioni ma per noi è una ennesima mazzata difficile da sostenere ad un anno di distanza dal primo lockdown in cui abbiamo lavorato al 10 per cento delle possibilità, sia per le continue chiusure e sia perché anche quando siamo aperti possiamo ospitare la metà dei clienti per garantire il distanziamento e abbiamo dovuto anche rinunciare anche alle attività didattiche per molte di noi importanti”.

Molti agriturismi Terranostra garantiranno comunque il servizio di asporto e consegna domicilio dei pasti come del resto stanno facendo dall’inizio della pandemia.

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