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Dialoghi socratici tra Parcheggio e Albero sulla vita di un paese

Un dialogo – immaginario, ma non troppo – tra Parcheggio e Albero. Due visioni spesso contrapposte (ma che contrapposte non sono davvero) dell’urbanizzazione di un paese.

In alcune città della Sardegna si sta procedendo alla pedonalizzazione dei centri storici. A San Gavino Monreale il discorso si è sempre arenato sul nascere: troppe anime da mettere d’accordo e poca programmazione sul lunghissimo termine. E quindi la domanda è: meglio creare nuovi parcheggi oppure nuovi spazi verdi?


Parcheggio: Trovo sbagliato equiparare San Gavino ai centri storici delle città in cui la pedonalizzazione funziona per la troppa differenza nel numero di abitanti e di “turisti”. Un simile discorso avrebbe senso a Cagliari e Sassari, meno in un paese in cui la gente si sposta a Villacidro per fare la spesa. Bisogna salvaguardare anche il commercio locale.

Albero 🌳: Allora partiamo da questo. Se fai un giro nei paesi vicini, tutti (Sanluri e Sardara in primis, ma anche Villacidro) hanno una zona dove è piacevole sostare a piedi, trascorrere del tempo, passeggiare. Dov’è tutto questo a San Gavino?

Parcheggio: A San Gavino non c’era niente di tutto questo nemmeno 30-40 anni fa, però chiudevi la via Roma la domenica e si riversavano tutti lì. La via Roma era il cuore pulsante della società sangavinese, soprattutto la domenica, con la strada chiusa al traffico.

Albero 🌳: Appunto. La cosa spiacevole sai quale è ed è sempre stata? scambiare il tempo libero, cioè la semplice passeggiata, con il momento dello shopping. Che errore madornale far dipendere la vita di un paese dall’attività commerciale! Morto lo shopping, muore anche la passeggiata, la vita. La zona pedonale non può esistere in funzione dei commercianti. Ciò è assurdo ed è stata la rovina di San Gavino assecondare questa tendenza. Ne è prova quanto hai detto: appena chiudevi la via Roma, i passanti si riversavano in strada. Perché? Non per i negozi, ma perché avevano bisogno di quello spazio, di ritrovarsi, senza ricorrere all’auto. San Gavino ha perso molte occasioni di farsi una cultura, è debole su questo aspetto e lo è per l’erronea associazione di cultura e commercio. La “vita del paese” non può dipendere dalla presenza di negozi, perché in questo caso morti i negozi, morto tutto. La vita non è solo vita commerciale, ma è sedersi in una panchina all’ombra degli alberi ed è passare del tempo con altri. Pochi lo fanno a San Gavino, ma possiamo negare che ne abbiamo bisogno?

Parcheggio: Beh sottovaluti l’aspetto economico, forse. Si tratta di un grande circolo. Se i negozi chiudono, il centro storico muore. E tutta San Gavino muore, perché la gente è costretta e emigrare a Cagliari per lavorare (o all’estero, se si è meno fortunati). E non ci resta nessuno a sedersi sulle panchine.

Albero 🌳 Questa è in parte una falsa credenza e soprattutto: la professione di commerciante non esaurisce tutte le categorie umane esistenti. Inoltre, gli anziani, pensionati, sono vita (anche se a noi giovani non sembra!). Allora, questi anziani non hanno bisogno di negozi, e nemmeno i bambini e i ragazzini ne hanno bisogno. Ecco, dove sono gli spazi per gli anziani e i bambini, che non hanno nulla da comprare? Non sono anche loro la “vita” del paese? Dove sono i bambini che non vogliono necessariamente andare per bar o negozi a spendere, ma solo giocare, stare con altri bambini? Siamo così convinti che la vita siano solo gli adulti che entrano nei negozi a comprare e che tutti gli altri non abbiano nessun ruolo all’interno di una comunità? Bambini, anziani, giovani, adulti, persone con disabilità, tutto questo insieme è vita di paese, non semplicemente commercianti e acquirenti. Badate bene, è un grosso pregiudizio ed è una presunzione da arroganti credere che la vita possa ruotare intorno ai negozi. Se togli lo spazio ai bambini, agli anziani, alle persone qualsiasi che vogliono solo passeggiare, fare una semplice passeggiata e non spendere per forza, uccidi il paese, non se togli i negozi. Se rimetti questo tipo di spazi e il paese rinasce in modo sano e spontaneo.

Parcheggio: Bisognerebbe fare una stima di quante famiglie campano con gli stipendi creati dalle attività locali. Forse non la vedi come me, io mi riferiscono non ai grossi centri commerciali, ma con i piccoli negozi a gestione familiare. E come detto, è un circolo virtuoso che va alimentato. Se non c’è il lavoro, le famiglie non si formano, non nascono bambini (e diventa inutile avere parco-giochi vuoti). Il piccolo commerciante non ha solo una funzione economica, ma anche un importante ruolo sociale, una sorta di collante (si pensi alle chiacchiere dal salumiere o dal parrucchiere, veicoli di informazioni da secoli prima dell’avvento dei social network). Se chiudono (per assenza di clienti, abituati a spostarsi in auto, che piaccia o no) i negozi del centro, San Gavino diventa come le periferie-dormitorio cittadine, prive di servizi, o peggio come uno dei tanti paesi fantasma della Sardegna, condannato allo spopolamento.

Albero 🌳: Non credo affatto nella retorica vuota del commercio. Gli anziani ci sono, non si trasferiranno in città per assenza di negozi. E bambini anche se pochi ce ne saranno sempre. Attualmente ce ne sono tanti, io ne conosco tanti, ma dove sono? Quelli che vedo al parco giochi (al parco Rolandi) non sono tanti, sono sempre gli stessi. Bene: gli altri dove sono? A casa. E perché? Perché 1) non si può uscire in bici, il paese fa paura, le auto corrono troppo e se gli autisti se la prendono con i ciclisti, anziani o giovani che siano; 2) i genitori fanno tutto in auto e preferiscono non uscire, mettere i figli davanti alla tv o allo smarphone; 3) la gente è abituata a uscire solo per comprare; 4) la gente esce solo “se escono gli altri”, per appuntamento, visto che non c’è un luogo “familiare” in cui ritrovarsi (a parte il parco, o piazza Marconi, che è tutto dire)

Parcheggio: I bambini ci sono, ma a San Gavino c’è anche il problema della fruibilità dei parchi (che sono pochi e – diciamolo pure – malmessi) oppure pericolosi per colpa dell’inciviltà di alcuni dei frequentatori. Molti genitori si spostano altrove, per forza di cose.

Albero 🌳: Allora mi dai ragione. La vita non è data dai negozi, ma dai parchi e dalle aree ricreative, che attualmente a San Gavino non esistono. Non abbiamo bisogno di strade, ma di aree per pedoni, per stare, per ritrovarsi, passare il tempo senza mettere necessariamente mano al portafogli. Quella sarà semplicemente la naturale conseguenza, ma non certo la causa. Ecco, i bambini ci sono, i posti per i bambini no. Gli anziani ci sono, tantissimi, i posti per anziani no (qualche panchina lungo la via Roma, in mezzo al traffico).

Parcheggio: Ma è così ovunque. Abbiamo tagliato tutti gli alberi dalle piazze per la pigrizia di pulire le foglie e i frutti che normalmente cadono a terra. Ma sfatiamo il mito di “San Gavino paese in cui ci si lamenta di tutto”: in altri paesi si dicono le stesse cose. Eppure, anche nei paesi che rispetto a San Gavino sono dei piccoli paradisi, dove i parchi ci sono, la gente usa comunque l’auto per recarsi ovunque. Il problema principale è che a San Gavino non c’è cura di nulla, gli spazi per i bambini ci sono (anzi c’erano) e sono stati fatti andare in malora: i giochi andrebbero rinnovati ogni 2-3 anni e ci sarebbero da ripulire con frequenza le aree pubbliche.

Albero 🌳: San Gavino è una grande cittadina fantasma, ma non per colpa di negozi o parcheggi che mancano. Un parcheggio un più non la farà rinascere. Un’area pedonale ampia e vera, protetta, familiare, sì. Proviamo. Le persone devono riabituarsi a spostarsi a piedi, riappropriarsi degli spazi, riacquisire buone abitudini. Però bisogna dare alle persone queste possibilità: le ciclabili fanno venire voglia di andare in bici, le panchine fanno venire voglia di sedersi, i giochi fanno venire voglia di giocare. Al contrario, ecco che nuove strade e nuovi parcheggi fanno venire voglia di usare l’auto per ogni cosa: pessima abitudine da demolire. Ripeto: demolire!
Ti è mai capitato di avere voglia di giocare a calcio guardando una partita di calcio? o di fare un’altra cosa random, dopo aver visto qualcuno che la fa, magari divertendosi? Ecco. Questo è il concetto.

Parcheggio: Credo sia sbagliato contrapporre parco e parcheggio. Possono convivere tranquillamente: tanti piccoli parcheggi alberati con panchine annesse, ad esempio. Io tendo più ad avere il punto di vista pratico, essendo a contatto con i commercianti (che costituiscono, tutto sommato, la ragione della mia esistenza) e mi rendo conto che chiudere la viabilità del centro (leggi: pedonalizzazione) darebbe una botta che farebbe chiudere – sul breve periodo – tanti negozietti. Sul lungo periodo magari hai ragione, magari, ma tanti commercianti non avrebbero la forza per resistere: diversi, soprattutto dopo due anni passati col Covid, vanno in sofferenza anche solo se chiudi una strada per lavori per una settimana.

Albero 🌳: Lo so, capisco il discorso dei singoli commercianti e delle loro famiglie. Ma chiudere tutto cosa significa? Fare un’area pedonale significa aprire! L’attività commerciale ne gioverebbe soltanto, trascinata dalla ristorazione che godrebbe davvero di questa soluzione. Una cosa deve essere chiarissima: i commercianti non sono la causa, ma l’effetto; altrimenti si continua a considerare motore ciò che invece è soltanto…carrozzeria. Apri le strade! Aprile ai pedoni, fai luoghi per pedoni e riabitua la gente ad andare a piedi e in bici. Vedrai che, essendo a piedi, entrerà a fare piccoli acquisti, userà i bar per una bibita, prenderà un gelato: cosa che ora non fa, perché per tutto questo c’è l’auto che li porta dritti al grosso supermarket in periferia.

Parcheggio: La gente ci metterebbe anni ad abituarsi. Le persone vanno dalla grande distribuzione perché oltre ad avere prodotti (spesso scadenti) a prezzi civetta ribassati offre anche centinaia di posti auto senza dover perdere ore per trovare uno stallo (e senza rischiare multe). Il tempo è denaro e siamo tutti di corsa: il mondo va in quella direzione e remare contro la globalizzazione delle abitudini è esercizio nobile ma utile quanto cercare di svuotare il mare con un cucchiaino.

Albero 🌳: No. La gente ha bisogno di altra gente e di socializzare più di quanto tu non riesca a immaginare. Se fai tutto in macchina, non la parcheggi in centro per prendere le uova, tiri dritto fino al supermarket fuori paese. Ma se sei in centro per una passeggiata o per incontrare qualcuno all’aperto – cosa di cui tutti abbiamo bisogno ora – il centro si ripopola. Ti faccio un altro esempio, molto pratico: se organizzi una festa di paese, quale che sia (zafferano, Santa Chiara, artigianato), la gente non esce “per comprare cose”, la gente esce per vedere gente, parlare, curiosare, svagarsi, rilassarsi, ecc. Però, una volta in giro, compra. A me sembra questo l’ordine delle cose.

Parcheggio: Forse sì. Questo è il motivo per cui hanno successo i centri commerciali con galleria. I ragazzini ora escono lì, si ammassano nei parcheggi e poi magari si fanno un giro all’interno (senza comprare, però). Ma appunto i centri commerciali nascono in aree ampie, con ampi parcheggi, che favoriscono l’affluenza di tante persone. Ovviamente sono destinati al declino, con l’avvento di internet e degli acquisti online. Tuttavia, se pensiamo a Cagliari, le vie dello shopping (via Garibaldi, via Paoli, via Dante, etc) sono tutte in sofferenza, anche quelle pedonalizzate. Si salva, forse, solo la pedonalizzazione delle aree dedicate alla ristorazione (l’area conviviale per eccellenza).

Albero 🌳: E allora mi stai dando ragione che non serve un parcheggio, né ai ragazzini né a tutti gli altri, ma un posto in cui sostare con gli altri. Panchine, alberi, fontanelle, giochi, attrezzi per fare sport, ciclabili, pedonali, percorsi che colleghino i vari murales l’uno all’altro, voglia di vivere, idee, tante idee.


E voi lettori, che ne pensate? Che futuro vedete per San Gavino? Uno con i parchi, con i parcheggi… o entrambi?

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