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San Gavino Monreale
venerdì, 27 Maggio 2022

Disoccupazione nel Medio Campidano: la mappa con i dati di tutti i comuni

Emergenza sanitaria

Il Sole24Ore ha pubblicato una mappa popolata con i dati rilasciati dall’Istituto nazionale di statistica nell’ambito del censimento permanente della popolazione.

Comune per comune, su base nazionale, sono stati resi disponibili i dati relativi all’occupazione divisi per provincia. Analizzando la cartina, ci siamo concentrati sulla Sardegna e sulla provincia del Sud Sardegna, per valutare i dati relativi al nostro territorio, il Medio Campidano.

La scelta è stata quella di raffrontare la situazione in ogni singolo comune con quella nazionale, che nel 2019 (i dati sono quelli pre-pandemia) ha visto un tasso di disoccupazione pari al 13,12%. Sulla mappa i comuni colorati di azzurro sono quelli che hanno un valore inferiore alla media nazionale, quelli in arancione ne presentano invece uno maggiore. Quanto più ci si allontana dalla media, tanto più scura diventa la tonalità. 

In Sardegna sono pochissimi i comuni al di sotto della media nazionale (Monteleone Rocca Doria, Cheremule, Sagama, Aidomaggiore, Boroneddu sono le uniche eccezioni), mentre nel resto dell’isola la situazione è ben peggiore.

Drammatica la situazione nel Medio Campidano, dove tutti i comuni sono bel al di sopra della media nazionale per tasso di disoccupati. Il comune più virtuoso è Barumini, che si ferma al 13,72% di persone senza lavoro. Il resto della cartina mostra le tonalità che vanno dall’arancione al rosso scuro, sintomo di un malessere economico diffuso.

Nel territorio del Medio Campidano da sottolineare con matita rossa i dati di San Gavino Monreale 19,22%, Gonnosfanadiga 22,59%, Villacidro 21,81%, Pabillonis 25,00%, Guspini 18,16%, Arbus 19,32%, Sanluri 17,90%, Sardara 16,39%, Serramanna 20,94% e Samassi 20,08%.

La mappa con tutti i comuni è disponibile a questo link.

I dati ufficiali risalgono al 2019, prima che pandemia e lockdown arrivassero a spazzare via migliaia di altri posti di lavoro. Le stime dell’Istat, quindi, vanno riviste ulteriormente al ribasso.

Una situazione difficilissima, se non drammatica, già evidente, ora certificata dai numeri certificati provenienti dal censimento nazionale.

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